La scusa dell’imprevedibilità: dal Vajont all’irresponsabilità moderna

La frana dei cervelli

La frana dei cervelli

I terremoti sono prevedibili? Le frane lo sono? Gli tsunami? La necessità di prevedere eventi catastrofici è sempre stata un’esigenza. La scienza moderna, fuori dalle condizioni di laboratorio, ovvero in condizioni di sistemi chiusi dove vengono isolati il numero di fattori presi in considerazioni, fornisce solo delle previsioni di ordine probabilistico. Qui nascono conseguenze che danno origine a incomprensioni e a margini interpretativi che non di rado rappresentano alibi per sfuggire a condanne e dichiararsi irresponsabili. Per fare chiarezza sulla questione occorre definire cosa si intende per con la parola “previsione”, perché le polemiche si riducono, spesso se non sempre, a sterili questioni semantiche, le quali se non rappresentano il futuro della filosofia tanto meno sono in grado di fornire soluzioni concrete nell’assegnare responsabilità e nel fare prevenzione mirata. Discutere sulle parole è inutile e dannoso. Cos’è allora una previsione? Se con questo sostantivo si intende anno, giorno, ora, minuti e magari il secondo e il luogo con dettagliata circoscrizione di un evento niente sarebbe prevedibile in questo senso. Ma la previsione è un area di sfumature di prevedibilità che la matematica ci aiuta a comprendere per mezzo delle percentuali, delle probabilità. In un estremo possiamo mettere la massima imprevedibilità: un evento di cui non sappiamo niente, che dipende da fattori che non conosciamo, non possiamo azzardare nessuna ipotesi, nulla (né quando, né dove, né perché). Dall’altra estremità c’è l’utopica possibilità di riuscire a sapere tutto di un evento, fino al millimetro e a al millesimo di secondo. Probabilmente non raggiungeremo mai questa capacità di fare previsioni, ma nel mezzo ci sono varie forme intermedie, e non salti evolutivi. Qui si esercita, o meglio dovrebbe esercitarsi, la responsabilità degli uomini sorretta da una consapevolezza in grado di far scegliere con cautela e, anche in ambito legale, di giudicare con serenità evitando gli estremismi. Posso affermare che un evento è imprevedibile se non conosco il secondo esatto in cui si verificherà? Posso dirlo se non so niente del minuto? Un terremoto può dirsi imprevedibile se non è possibile stabilire l’anno in cui la terra si muoverà? O il decennio? O il secolo? Non credo che nessuno se la senta nell’avanzare una risposta positiva. La realtà è che una conoscenza limitata permette una previsione di carattere generale ma non preclude in modo assoluto la facoltà di conoscere e prendere precauzioni. Una semplice cartina sismica, in cui sono indicate faglie, struttura del terreno, frequenza e intensità dei terremoti accaduti, è da considerare una forma predizione. Vi sono tutte le informazioni sensibili in grado di discernere quali zone saranno più o meno soggette ad eventi sismici di una determinata entità. Sapevano che il monte Toc era composto da una frana che con molta probabilità sarebbe caduta. Non se ne conosceva il volume preciso, per altro responsabilmente sottostimato, ma si poteva calcolare una forchetta delle stime: quella massima e quella minima e da qui indurre le conseguenze sulle valli. La facilità con cui spesso si giudicano eventi imprevedibili quando sui media si discute di questi argomenti è un puro esercizio retorico surrettizio, sicuramente irresponsabile e, in alcuni casi tendenzioso. Una scusa con cui si difendono interessi e professionalità, si scansano le responsabilità e si mantiene aperta una maggiore libertà di azione per il futuro in circostanze simili.

Affermare che un evento è imprevedibile è molto spesso un alibi giudiziario, oltre che un’inesattezza che rende il concetto metafisico. Ed è diventata una frase comunemente accettata solo perché l’indole umana è facilmente suggestionabile dalla paura di qualcosa che non controlla nei dettagli e dal mistero. La vita empirica è più semplice e comprensibile delle paure. Se si prendono gli estremi della scala che va dalla prevedibilità massima all’imprevedibilità oggi esistono più condizioni in cui siamo in grado di fare ipotesi rispetto a quelle in cui una situazione rimane completamente oscura. Se la definizione lessicale di previsione comunemente accetta fosse quella che consente di dichiarare prevedibile un evento appena se ne conosce qualcosa si direbbe tutti gli eventi sono prevedibili. Ma è più comodo far finta di nulla e proteggersi dietro il concetto di una fatalità che toglie le castagne della responsabilità dal fuoco. È più comodo per tutti, perché potrebbe capitare a chiunque di doversi giustificare.

Un’etica responsabile che si basa sulle realtà e sui saperi scientifici è invece più difficile da organizzare rispetto alla fuga verso l’imperscrutabile. Si poggia su due cardini: una cultura scientifica diffusa, a cui ogni individuo dovrà essere educato in modo che gli avvisi non vengano interpretati come allarmi che inducono panico; l’abbandono del paternalismo e la conseguente consapevolezza che ogni individuo è in grado di comprendere e scegliere per se stesso in base alle informazione fornitegli di cui comprende entità, implicazioni e valore. Forse con un po’ di pazienza…

Il misero scoop dell’Espresso sul villaggio ecosostenibile e inesistente di Beppe Grillo

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Migliori spiegazioni le trovate nell’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano

Il filmato a nome di Walter Vezzoli era on line dal 2009. È sufficiente cercare su youtube ecofeduo. In più non solo è opportuno che chi ne ha la possibilità investa, con le forme societarie del luogo, in nicchie ecologiche e progetti che si accordano con la difesa della natura. Altrimenti certi luoghi sarebbero preda di altri tipi di investimento. Insomma mentre i giornalisti dell’espresso sprecano risorse ed energie in inchieste inesistenti, in Italia si aspetta il prossimo che si butta da una finestra. Non è nemmeno troppo irrealistico pensare che il numero delle società sia dovuto alla complessità dell’investimento. Indurre a pensare, poi, che un’assoluzione sia una colpa è una tecnica giustizialista tipica di un garantismo da due pesi e due misure.

http://www.youtube.com/watch?v=eaSk4Xp3EHA

Le origini della vita più semplici del sospettabile

La ricerca dei principi semplici alla base della vita è uno dei cardini che guida la ricerca scientifica. Spiegare una realtà complessa con altrettanta complessità non è un metodo per chiarire i meccanismi che sono alla base della realtà che i nostri sensi vivono tutti i giorni, e neanche di quella che viene osservata attraverso strumenti. I meccanismi chimici e fisici che hanno permesso la costituzione di una prima protocellula potrebbero risiedere nei processi chimici delle zone idrotermali sul fondo dell'oceano. Molta energia presente, la possibilità di conservarla e un semplice inizio che nasce dalla presenza di rocce, acqua e anidride carbonica. Una spiegazione coerente e semplice, in grado di scalzare ogni mito. Di misteri ne restano sempre meno per non dire nessuno.

At the origin of life the first protocells must have needed a vast amount of energy to drive their metabolism and replication, as enzymes that catalyse very specific reactions were yet to evolve. Most energy flux must have simply dissipated without use.

The answer lies in the chemistry of deep-sea hydrothermal vents. In their paper Nick Lane (UCL, Genetics, Evolution and Environment) and Bill Martin (University of Dusseldorf) address the question of where all this energy came from — and why all life as we know it conserves energy in the peculiar form of ion gradients across membranes.

Continua su Science Daily

 

Riscaldamento globale: qualche prova nemmeno troppo piccola

Il numero di incendi negli Stati Uniti è salito anche del 656%.

Ghiaccio della Groenlandia sciolto in 4 giorni.

Siccità negli stati centrali.

Barriere coralline condannate.

Conflitti interni agli stati in aumento con una correlazione storica che associa un aumento di questo tipo di conflitti tra il 1000 e il 1900 proprio con i cambiamenti climatici. E’ il più alto incremento di guerre civili dopo il picco avuto subito dopo la fine della guerra fredda. Qualcuno sosterrà ancora che manca la pistola fumante ma in terra ci sono molti bossoli.

The Atlantic

L’infibulazione è un reato contro la persona

Sono le informazioni scientifiche a fornire sostegno a questa tesi. La Vita sentimentale, psicologica e affettiva, nonché quella fisica, non può essere piena, libera e soddisfacente dopo una mutilazione. Mutilazione che avviene su bambine che non sono in grado di decidere per loro sesse e subiscono la volontà di coloro che ancora oggi, nell’era dei satelliti geostazionari con cui probabilmente gli stessi padri delle vittime si gustano qualche evento sportivo, rimangono ancorati a concezioni tribali e irrazionali della realtà. L’informazione scientifica relativa anche all’evoluzione fornisce i solidi sostegni per condannare con chiarezza questi atti. In queste situazioni il sapere scientifico fornisce le informazioni per poter prendere posizione evitando le semplicistiche scusanti che rimandano a culture e religioni diverse.
Le testimonianze sui numeri di chi ha assistito a queste pratiche tribali dove. Altre donne che presenziano a questi riti sacrificali di una parte della personalità e della fisicità di un essere vivente sono preoccupanti.
http://bit.ly/UzTn15 via rdf.

L’infibulazione è un reato contro la persona

Già la democrazia servirebbe a questo. RDF: How democracy works in nature

Non ho terminato di leggere l’articolo su come emergono in natura decisioni collettive partendo da quelle individuali anche se ne ho un’idea generale e un libro su un argomento simile. Mi sono fermato alla prima frase dell’articolo: “Last week, citizens of the United States voted to select who they thought would best serve them as President of their country, as legislators for their states, and more.

Infatti le elezioni servirebbero proprio a eleggere chi è in grado di servire gli interessi del paese e di conseguenza dei singoli cittadini. Non credo che in Italia se lo siano dimenticato (politici e tecnici), è molto più probabile che non lo abbiano mai compreso.

RDF: How democracy works in nature

Rinnovabili, le paure dellEnel “A rischio impianti convenzionali” – Repubblica.it

Via organizzatevi! Esserci stati non implica necessariamente esserci per sempre.

Il boom nella produzione di energia rinnovabile, arrivata ormai a coprire oltre un quarto del fabbisogno nazionale di elettricità, unito a consumi ormai da anni stabili o in calo, rende sempre più mariginale la necessità di produrre energia dalle centrali tradizionali, costringendole a lavorare a scartamento ridotto, con pesanti ripercussioni sulla loro redditività.

viaRinnovabili, le paure dellEnel “A rischio impianti convenzionali” – Repubblica.it.