L’ultima vittoria di Roger Federer all’Australian Open ha probabilmente stupito un po’ tutti, forse anche Stefan Edberg con cui la collaborazione era terminata non troppo tempo prima.

Ma la realtà di quello che può essere definito un prodigio tennistico svizzero non ha bisogno di richiami esoterici per la sua spiegazione. Umberto Eco sarebbe sicuramente d’accordo. Non mi dilungherò quindi in aneddoti misteriosi o richiami religiosi ispirati la predestinazione. Tantomeno tirerò in ballo i templari, condizione che il filosofo italiano ritiene strettamente correlata alla perdita di una fedele percezione della realtà.

È chiaro che lo svizzero ha fatto la sua parte rimanendo fedele alla tradizione svizzera legata alla precisione, ma l’aspetto sostanziale rimane legato alla fisica. I concetti scientifici consolidati non possono essere snaturati, dobbiamo necessariamente tenerli in considerazione, perché non si possono ignorare. L’abilità è quella di riuscire a sfruttarli al meglio delle proprie capacità ed è proprio qui che nasce la vera esperienza scientifica di Roger Federer.

Lo svizzero riesce a far sembrare inutile ogni calcolo di swingweight che una casa costruttrice di racchette effettua per ogni tipo di modello. Questo accade perché in dinamica d’esecuzione del colpo due fattori incidono in modo essenziale al fine di calcolare la massa effettivamente in gioco durante l’impatto, ovvero quella utile dentro l’asse di rotazione. Alcuni fisici come Rod Cross, i cui studi sono stati utilizzati come fonte del mio primo romanzo, si sono addentrati in modo efficace nell’analizzare un doppio moto pendolare nel simulare il movimento del braccio e della racchetta. Ne esce un sistema complesso in cui per la massima efficienza del colpo è necessario un rispetto delle proporzioni di peso tra i due pendoli (avambraccio, racchetta) e la pallina.

Lo swingweight delle racchette viene calcolato in fabbrica partendo da 5 cm dalla fine del manico (qui inizierebbe il secondo pendolo), questo perché un movimento di pronazione o supinazione dell’avambraccio “immette” nel movimento un asse di rotazione a metà mano. Ma le rivoluzioni partono spesso da idee semplici, le quali si annidano nei dettagli.

Con un asse di rotazione indicativamente a 5 cm la massa che possiamo considerare utile all’impatto sarà quella della racchetta più quella della mano che la impugna, tecnicamente nemmeno tutta, perché ruotando una parte dell’oggetto che entra in collisione si muove in senso orario e l’altra in senso antiorario. Il primo pendolo in questo caso passerebbe l’energia al secondo se rispettate determinate proporzioni.(http://twu.tennis-warehouse.com/learning_center/doublependulum.php; http://www.physics.usyd.edu.au/~cross/PUBLICATIONS/49.%20TennisDPend.pdf)

I due fattori su cui Roger Federer agisce costantemente, con precisione svizzera, per aumentare la massa in gioco al momento dell’impatto sono: riuscire a spostare l’asse di rotazione il più vicino possibile alla spalla; riuscire a impattare la pallina più possibile davanti al corpo. Quando colpisce di diritto tutto il braccio dello svizzero è all’interno dell’asse di rotazione questo perché l’ipotetico doppio moto pendolare viene sostituito da un unico pendolo senza nessun movimento che spezza l’asse a 5 cm dalla fine del manico della racchetta. In questo modo una massa relativamente consistente della mano che diminuisce le forze di torsione, spostando il baricentro della racchetta verso il manico, facilita il movimento a un singolo pendolo. (Rod Cross; http://www.physics.usyd.edu.au/~cross/COP.pdf).

I video in alta definizione che si possono reperire su youtube non lasciano molti dubbi, soprattutto se sono in super slow motion. Nei colpi dello svizzero, ma anche nella maggior parte dei giocatori dal ranking alto, non vi è movimento del polso e non si nota neppure nessun accenno di pronazione dell’avambraccio prima dell’impatto o durante. La racchetta diviene un’estensione di tutto il braccio. Solo dopo l’impatto, quando si ha rilascio muscolare, si notano movimenti di polso o di avambraccio, ma a questo punto la pallina è già partita, è già uscita dal piatto corde e quindi spezzare lo strumento su un angolo di rotazione più vicino all’impatto è ormai ininfluente ai fini dell’efficienza del corpo.

Il secondo aspetto è il punto d’impatto. Studi sul gioco del baseball hanno evidenziato che, in dinamica di movimento, un impatto più avanzato è in grado di aumentare la massa utile arretrando l’asse di rotazione dinamico. Sostanzialmente più indietro si colpisce e più l’asse di rotazione tenderà a spostarsi verso la fine del nostro pendolo braccio racchetta, cioè verso la racchetta.

Anche qui, le vittorie si annidano nei dettagli, infatti lo svizzero al fine di aumentare percentualmente il numero di colpi efficaci e colpiti davanti, o almeno il più possibile davanti, cerca di mantenere il polso (nel dritto) in massima estensione fino all’impatto. In questo modo il pendolo di Roger Federer è composto da un braccio racchetta che all’impatto ha asse di rotazione il più possibile vicino alla spalla. Sempre. Infatti con il polso in estensione, anche se è da considerare un gesto non naturale, le conseguenze sono che, se si evita anche la pronazione, il calcolo dello swingweight a partire da 5 cm viene tagliato fuori, anzi viene inglobato all’interno di un pendolo più lungo ed unico con tutti i vantaggi fisici del caso. Compreso quello di sfruttare la lunghezza al quadrato per ogni singolo punto di massa del sistema braccio racchetta, senza trasferimento di energia tra due pendoli. Anche per questo aspetto i filmati su YouTube sembrano chiarificatori.

Un altro vantaggio è che così si diminuiscono gli errori, infatti anche lievi movimenti di polso o avambraccio che spezzano l’asse di rotazione più arretrato, poco prima o durante la collisione, rendono più difficoltosa la precisione di impatto ad alte velocità. L’abilità richiesta nel timinig sarebbe, in questo caso, forse talmente eccessiva da far innervosire il più compassato dei tennisti. La battaglia è quindi tra: debole e poco preciso contro consistente e chirurgico.

I pendoli spiegano molte cose quello di Léon Foucault dimostra la rotazione della Terra di fatto impedendo interpretazioni fantasiose, esoteriche e mitologiche. Quello di Roger Federer ci spiega come giocare a tennis con soddisfazione anche a livello amatoriale. La scienza ci viene in soccorso e permette di comprendere i dettagli dei campioni, le ragioni delle vittorie. Rende inutile la frustrazione e indica la via per migliorare. Fornisce anche diverse modalità per giocare i nostri colpi. La scelta resta a noi.

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