Dopo il ritorno del serve and volley che aveva fatto sperare gli appassionati che si potesse ancora giocare in questo modo ecco che la partita di Misha Zverev contro Roger Federer ha chiarito definitivamente la situazione. A rete non si può più andare è un gioco perdente. Federer ha passato il tedesco da tutte le parti: lungolinea e incrociato, con il pallonetto. Sulle volèe del tedesco lo svizzero aveva tutto il tempo di posizionarsi e scegliere con tranquillità il colpo, avendo cura degli appoggi e del punto d’impatto. Proprio come si fa quando il maestro da una palla dal cesto per cercare di mettere a punto la tecnica.

Non so se McEnroe avrebbe fatto qualche game in più oggi molto probabilmente no. Il gioco di volo non è più praticabile per essere vincente al di là di una singola partita occasionale. L’occasione è capitata con Andy Murray e così Roger Federer si ritrova la strada quasi spianata fino alla finale, se non alla vittoria. Complice anche un tabellone che da testa di serie numero 17 gli ha fornito meno avversari competitivi di quando era il numero uno del mondo. Al circolino vicino casa questo tipo di tabellone è abbastanza comune, non immaginavo potesse verificarsi anche in un torneo del Grande Slam. Ma evidentemente tutto il mondo è paese.

Così le prossime partite sarà meglio guardarle commentate in lingua tedesca, per evitare tutta quella serie di commenti eccessivamente incensarti delle divine capacità preparatorie, intellettive e analitiche del genio della racchetta.

La prossima partita, che aspetta Roger Federer, ovvero la semifinale con Wawrinka gli fornirà delle ottime possibilità di raggiungere la finale. Anche se Wawrinka sulla carta è da considerare favorito la storia tra i due lascia aperta la porta della sudditanza psicologica, tipo quella che hanno gli arbitri quando in campo c’è la Juventus.

Gli scontri diretti sono a favore di Roger Federer, ma non di una o due partite, il saldo è di 18 a 3. Federer ha vinto l’86% delle volte quando ha avuto a che fare con il suo connazionale. Nel 2016 non si sono mai incontrati e Wawrinka vanta una sola vittoria a livello di slam. È accaduto nel 2015 al Roland Garros. Ma sul campo più veloce dell’Australian Open di quest’anno i vecchi meccanismi mentali, le abitudini, i timori, le debolezze e le insicurezze potrebbero tornare a fare capolino prima che Stan decida di muovere il braccio per colpire la pallina. Stan the man o un nuovo fallimento? Vedremo. Di certo non aspettiamoci il serve and volley, perché lo hanno già seppellito sotto una coltre di interessi, valutazioni errate, superficialità, opportunismo e disinteresse.

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