verdascoenadal_thumb.jpgMentre la giornata dello Australian Open è scivolata via senza troppe sorprese, quella forse più eclatante ammesso che si possa definire tale si è verificata la primo turno con l’eliminazione di un Nadal ormai troppo spesso sottotono, ciò che stuzzica l’attenzione sono le rivelazioni di qualche giorno fa correlate all’inchiesta della Bbc sullo scandalo scommesse nel tennis. 45 gare sospette e 28 giocatori coinvolti per un giro di 3,5 milioni di sterline non sarebbero dati di poco conto. Ma mentre la patata bollente è passata nelle mani della Tennis Integrity Unit e lo stupore sembra essere la reazione più diffusa personalmente non riesco a sorprendermi più di tanto, anzi mentre leggevo di queste vicende di scommettitori che amano andare sul sicuro la sconfitta di Rafa mi è sembrata addirittura più inaspettata.
L’indole evoluzionista rende prevedibile la presenza di comportamenti finalizzati a procurarsi vantaggi. “Truffano, barano, mentono, ingannano”, scriveva Richard Dawkins. Aggiungerei che la consapevolezza non è nemmeno una condizione necessaria. Chiedete all’insetto stecco, a quello foglia o alla cavalletta Leaf Katydid. Non vi risponderanno, e potrebbe trattarsi di un’altra forma di difesa, ma cercano di sembrare quello che non sono per avere il vantaggio di sfuggire ai predatori. Un camuffamento per un beneficio. Un po’ come camuffarsi perdenti quando si potrebbe vincere o trasformare l’andamento di una partita con la finalità di guadagnare di più. Cercare l’inganno è un’attività premiante. Lo sanno alla Bbc.
L’ambiente del tennis sembra aver perso l’aura di perfezione che fino ad oggi lo distingueva dagli altri sport soprattutto dal calcio, il quale di scandali ne ha visti con cadenze periodiche dai tempi della squalifica a Paolo Rossi, accusato di aver truccato la partita Avellino Perugia. Doping, costumi che creano vantaggi, progetti rubati, accordi, scommesse hanno toccato molti sport, sarebbe stato ingenuo pensare al tennis come all’unica isola felice, con l’esclusione di qualche caso di doping isolato e qualche giocata effettuata ingenuamente con la propria carta di credito. C’è quasi una sensazione di sollievo a vedere il grande scandalo sotto la luce dei media. Pensandoci bene poi il tennis si presta meglio di altri sport a certi sotterfugi, perché non è necessario convincere più persone; è sufficiente mettersi d’accordo con uno, al massimo due soggetti, per avere addirittura una copertura del 100% dei partecipanti alla partita. La logica è quindi un’alleata del pensar male.
Il moralismo non ha più ragione di esistere. È solo un vezzo per chi ha tempo a disposizione e poche necessità. È quindi inutile pensare al tennis come ad uno sport diverso solo perché le occasioni per le risse sono limitate quasi allo zero e non fioccano offese omofobe tra allenatori durante un match.
L’unico modo per contrastare determinati comportamenti fraudolenti consiste nel renderli improduttivi, annullarne i vantaggi, ma per farlo non è necessaria solo un’opera sanzionatoria in caso di scoperta, bensì un sistema in cui il flusso dei soldi del tennis (premi e sponsor) è distribuito in modo più equo tra tutti i giocatori. Il verticismo che crea pochi vincitori miliardari e una moltitudine di atleti che a fatica sbarcano il lunario non può che contribuire ad aumentare le tentazioni e accrescere i vantaggi economici di un comportamento scorretto. Oggi si può scommettere su tutto non solo vittoria e sconfitta: numero di game, numero set, forse persino numero dei punti. Le occasioni crescono con il numero delle opportunità. Un buon evoluzionista, dopo aver osservato l’ambiente, è in grado di fare previsioni sul tipo di forme di viventi che incontrerà. Non rimarrebbe quindi sorpreso. Per lui rimarrebbe più incredibile la pur banale sconfitta di Rafael Nadal con Fernando Verdasco, il quale già sette anni fa, nel 2009, costrinse il connazionale a 5 ore e 14 minuti di partita prima di cedere il passo per la finale. La sua sì che è una racchetta avvelenata.
Per le scommesse ci pensa la Bbc. L’arsenico?! Per quello che non era nella racchetta di Verdasco dovremmo aspettare che la posta in gioco sia più alta.

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