“A 50-yard field goal, in the University of Phoenix Stadium, deflects about one-third inch to the right due to the earth’s rotation.”
Questo è il tweet incriminato dell’astrofisico, poco tempo dopo, su un calcio, la palla colpì il palo. Non si trattò quindi di sfortuna ma dell’effetto della rotazione della terra su di un calcio ben eseguito. Ci sono campi in cui l’effetto è ancora maggiore. Fino a mezzo pollice. È indubbio quindi che le rotazioni siano importanti ma a volte possono esserlo anche in senso controproducente.
Il colpo di dritto di Rafael Nadal è un colpo che fa della rotazione una caratteristica fondamentale, è stato analizzato a fondo: oggi conosciamo la sua velocità e la sua rotazione media. Sono state fatte analisi comparative con quello di Sergi Bruguera con la conclusione che la pallina che usciva dal dritto dello spagnolo meno vincente tra i due compiva meno giri al minuto su se stessa. I picchi del colpo di Nadal arrivano sui 4.900 giri al minuto, quelli di Bruguera erano solo di 3.300; qui entra in gioco anche la questione delle racchette e delle corde prodotte oggi che, ovviamente, Sergi non aveva a disposizione. Ma, abbandonando la gara ipotetica tra i due spagnoli, ciò che risalta è la ricerca costante e meticolosa volta ad aumentare la rotazione della pallina che c’è stata negli ultimi anni nel tennis, sia nello sviluppo dei materiali, tra telai moderni e mono filamenti, che nella ricerca della meccanica del colpo. È indubbio che il movimento a uncino di Rafa rappresenti l’apice di questa ricerca quasi ossessiva del giro. Chissà di quanto deflette verso terra la palla a causa della sua rotazione e dell’effetto Bernoulli? dovremmo chiedere a Neil deGrasse, qualora avesse voglia di passare dal football al tennis.
Il presupposto è stato che una palla che ruota velocemente nell’aria ricada rapidamente per poi avere un rimbalzo tale in altezza (spesso sopra la spalla) da creare difficoltà agli avversari nel colpire con efficacia. L’imprevedibilità del rimbalzo dovuta alle alte rotazioni, pur sempre variabili, aggiungerebbe un fattore di incertezza maggiore nella preparazione del colpo dell’avversario, in quanto il cervello non riuscirebbe a prevedere l’altezza stimata del rimbalzo e la sua velocità di avvicinamento con esattezza. Considerate le vittorie dello spagnolo sul rosso si può affermare che queste ipotesi si sono dimostrate corrette. Gli errori di rovescio a una mano del rivale storico di Nadal (Roger Federer) ne rappresentano un’altra dimostrazione autorevole.
Però ultimamente lo spagnolo sembra aver perso sicurezza nel suo colpo preferito e voci dal Roland Garros mi dicono che non di radio il suo colpo sia poco profondo. È accaduto anche con il francese Quentin Halys, e, anche se la partita non ha presentato particolari problemi, a volte il dritto di Rafa ricadeva troppo presto nel campo, perdendo quella caratteristica di imprevedibilità, perché gli avversari hanno più tempo a disposizione per organizzare una difesa quando la palla rimbalza all’altezza della riga del servizio.
Così ragionando su questi argomenti, stamani mentre percorrevo i miei soliti chilometri da podista, mi è guizzata in mente l’idea che oltre un certo limite la ricerca di spin possa essere controproducente, un po’ come quando si fa indigestione di fragole a Wimbledon, da troppo buone a pessime il passo è breve. E Nadal potrebbe essere in una fase da indigestione da rotazione. Ne vuole imprimere talmente tanta che alla fine gli fa male, non la digerisce e gli effetti si commutano da benefici a malefici. La palle perde in penetrazione e muore subito dopo la rete. Se la Terra ruota troppo velocemente da incidere negativamente sulla realizzazione di un calcio da 50 yards non è impossibile che il dritto di Rafa abbia raggiunto livelli di spin da farlo ricadere, con una frequenza eccessiva, troppo presto nel campo da tennis. Uncina oggi, uncina domani, Nadal potrebbe aver ottimizzato un colpo, negli anni, che è andato oltre il limite dell’efficacia; ha raggiunto un picco e poi è ricaduto dall’altra parte della curva. La palla sarebbe carica di spin, ma meno veloce, meno penetrante. L’ipotesi di Nadal vittima di se stesso è affascinante e determinerebbe i limiti di un tennis che cerca le rotazioni in modo esasperato, imponendo allo stesso Rafa un gesto più in avanzamento, un colpo più piatto, più classico rispetto a quella che sarebbe stata l’evoluzione mutata in involuzione degli ultimi dieci anni.
Quale sarà poi la disposizione del Philippe Chatrier in relazione alla longitudine e in che modo una pallina da tennis risenta della rotazione della terra dovremmo chiederlo al nostro astrofisico per ora non rimane che vedere come risente alla rotazione impressa dallo spagnolo nei prossimi turni.

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