Pubblicato su formulatennis.com Vedendolo giocare mi sembrava fosse immortale, un highlander, e non esageravo, non sognavo. Ora mi è tutto più chiaro o almeno molto meno nebuloso. Il periodico 64 con cui Roger l’immortale Federer ha regolato le speranze del non più giovane virgulto Milos Raonic non lasciano spazio a considerazioni troppo fantasiose: il ragazzo non muore mai. In una soffitta sulle Alpi svizzere, in una baita dimenticata da tutti, deve esserci sicuramente un ritratto di Roger che invecchia al suo posto. Oppure un mastro alchimista della terra di mezzo deve aver preparato una pozione magica di cui si nutre lo svizzero. Forse, per sicurezza sono vere entrambe le cose: un elisir e un ritratto dovrebbero essere letterariamente sufficienti per garantire il perdurare delle abilità tennistiche. Anzi nella soffitta svizzera immersa tra gli alpeggi invecchiano i ritratti degli avversari, Raonic compreso. L’esoterismo Vudù di chi ha letto Oscar Wilde. Sempre in quella soffitta, in qualche angolo, dovrebbe esserci anche una bambolona di nome Stan, trafitta con diciassette spilloni. Così va il mondo se si è convinti che il Papa possa far prendere un palo alla svizzera per favorire l’Argentina, se Gesù riesce a favorire il Brasile dall’alto della collinetta, trascurando problematiche più impellenti direttamente collegate alla creazione, senza conflitto d’interessi, allora l’uomo ha alla propria portata ogni tipo di spiegazione fantasiosa e divertente. Ed è inequivocabile che Roger Federer abbia stipulato un patto con il diavolo per mantenere intatte nel tempo le proprie qualità tennistiche. Quali altre spiegazioni potrebbero esserci? Nessuna con tale fascino. Venderemo milioni di copie. Saremo più letti della Bibbia. L’incedere tranquillo dello svizzero sul campo lasciava presagire proprio una sicurezza esoterica. Le probabilità che le sue abilità derivino da condizioni immanenti è trascurabile. Che abbia imparato sin da piccolo a colpire un oggetto piccolo con un piatto piccolo da 85 pollici, forse meno? Impensabile. Che la sua struttura fisica gli abbia consentito dal punto di vista organico di non subire mai infortuni e reggere ritmi elevati per anni? Non scriviamo sciocchezze. Che il fresco relativo dell’isola britannica gli permetta di esprimersi con più lucidità psico fisica anche da over trenta? Ipotesi non confortate da prove. Che gli scambi più brevi titpici dei campi in erba influscano nell’allungare la sua carriere tennista? Sciocchezze, solo teorie. Federer è il frutto esoterico di un patto sovrannaturale. Ha bevuto un elisir. Non c’è spiegazione razionale in grado di soddisfare la fantasia. Tutti voglioni il mito, lo coltivano, lo nutrono, ne cullano l’illusione e la speranza. Lo desiderano e lo vedono reale. Se lo vendono e se lo comprano. Per la finale di domani i pronostici, quindi non sono tennistici. Speriamo che Novak Djokovic non riesca a stipulare, nella notte, un accordo con una divinità più potente ancora, nella migliore tradizione del politeismo greco. In tal caso Roger Federer porrebbe trovarsi nella condizione di bere da un calice amaro nonchè avvelenato. Il tennis non c’entra niente in un’esperienza mistico religiosa.

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