Roger Federer, Parigi, 2014
Roger Federer, Parigi, 2014

I grandi scrittori si nutrono di lettori ingenui: da Liala, passando per Dostoevskij ed Hemngway e terminare con Foster Wallace, la pozione del successo racchiude una frase ad effetto dal facile luogo comune. Bellezza, religione, grandi amori e guerre permettono di fare cassa soprattutto se nessuno si accorge dell’ironia sarcastica che si cela dietro il velo della banalità. La verità è ovviamente altra cosa anche se nessuno vuole vederla a rischio di sbatterci il naso quando è troppo vicina e non può essere aggirata. Questo pensiero si materializzava mentre vedevo Roger Federer sbattere contro la verità dell’anagrafe e quella più nascosta del colore dei capelli del lettone Gulbis.
Così mentre osservavo il naso sempre più paonazzo dello svizzero, man mano che i minuti fi gioco scorrevano, ho iniziato a pensare ad alcune verità a cui, non dirado, si preferisce non pensare. Dio non esiste, il tennis non può essere un’esperienza religiosa, la bellezza non salverà il mondo, Federer è vecchietto, l’amore è un’illusione finalizzata alla riproduzione. Gulbis rientra nella tipologia del tennista con doti naturali; da quando ho smesso di scrivere di tennis Andy Murray ha vinto Wimbledon dopo più di settanta anni da quando c’era riuscito Fred Perry nel 1936 (settantasette per la precisione). Dostoevskij scherzava quando fece pronunciare all’idiota la frase “la bellezza salverà il mondo”, altrimenti non l’avrebbe fatta pronunciare a un idiota, in un romanzo intitolato “L’idiota”. Sia lo scozzese che il lettone erano citati nel romanzo “La mano di Rod”, ma la verità non paga: rendono di più poche menzogne ben piazzate e ripetute. Anche se tutti sono convinti, però, le sciocchezze non salveranno il mondo. La frase inversa verrà pronunciata da uno sciocco in un romanzo intitolato “Lo sciocco”. Nonostante tutto le persone continuano a credere alle sciocchezze e alle frasi pronunciate da sciocchi e non sono poche. Quindi è meglio fingersi sciocchi e pronunciare sciocchezze.
Intanto è terminato il quinto set: 63. Sul 4 a 2 Federer non arriva su una palla corta e sul 5 a 3 non regge l’ultimo rovescio lungo linea che esce dopo uno scambio prolungato e consegna la partita a Gulbis. Erano dieci anni, dal 2004, che lo svizzero non veniva eliminato così presto al Roland Garros. Questo mi è sembrato di capire mentre la mia mente vagava altrove, in un’altra partita: quella doppia del resoconto tra verità e menzogne. Con le seconde nettamente in positivo. In fondo il viale del tramonto piò essere bello se piacciono i tramonti. Rossi, caldi, con venature che irradiano le nubi, sul mare li preferisco alle albe che mi mettono un po’ d’ansia. Vivo sulla costa a ovest. Inoltre non è facendo finta di non vederli, i tramonti, che la realtà cambia.
Ma la speranza è sempre pronta a riaccendersi anche per poco in termini di sostanza e di tempo, è sufficiente una racchetta nuova, magari ancora tutta nera, un piatto corde più ampio o il altro torneo che segue. Wimbledon è vicino come il confine tra speranza e illusione il cui fuoco è alimentato a dispetto della realtà. Non saremmo vivi se non fossimo così. Ma è meglio un’esperienza scientifica che una vuota, nonostante tutto. Guardo in faccia la realtà se il tramonto è sul mare.

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