L'universo molto probabilmente si è auto organizzato. Auto organizziamo anche la nostra etica
L’universo molto probabilmente si è auto organizzato. Auto organizziamo anche la nostra etica

L’evoluzione non si concilia con la creazione. I tentativi di far convivere le due cose sono innumerevoli, ma non vanno oltre una dichiarazione: sintassi, grammatica, sostantivi. Se si gratta si scopre che sotto non c’è niente di coerente che vada oltre il tentativo di appiccicare insieme due cose che in realtà fanno a cazzotti. Per comprendere bene le contraddizioni dobbiamo prima definire cosa si intende con la parola “dio”. “Entità sovrannaturale, onnisciente e onnipotente che interviene nelle vicende della vita e dell’uomo” è sicuramente una definizione che si accorda con la storia e la teologia e potrebbe essere il punto di partenza. È così che i credenti vedono dio per questo lo pregano, lo ringraziano e sperano che faccia qualcosa per loro. Tale entità prevede un certo tipo di complessità intrinseca. Le inconciliabilità con la teoria dell’evoluzione iniziano subito perché le due principali conseguenze della realtà evoluzionistica mal si adattano alla definizione di dio. Le specie hanno molteplici difetti, i tipici difetti che ci si potrebbe aspettare in assenza di interventi di un progettista: malfunzionamenti, riadattamenti arrangiati, vicoli ciechi, estinzioni. L’evoluzione non necessità di una entità complessa per spiegare un effetto complesso come la diversità biologica, ma è sufficiente il meccanismo semplice di mutazione e selezione in relazione ad ambienti contingenti e diversificati. Potremmo anche divertirci a fare uno studio di funzione per capire se dio esiste veramente in relazione a queste due implicazioni. È evidente che le due qualità, quella di “onniscienza” e la seconda di “onnipotenza” tenderanno a diminuire con il crescere sia dell’attendibilità di una spiegazione semplice della complessità della vita che del numero di imperfezioni per numero di specie viventi o che sono vissute. Perde consistenza anche l’ipotesi della qualità sovrannaturale, man mano che le spiegazioni riportano di processi naturali che si auto organizzano. Infatti la presenza di un essere sovrannaturale grande (causa complessa) sarebbe dato dall’inverso del rapporto esplicativo, quello che si evince dal numero dei fenomeni spiegati diviso gli assunti necessari per spiegarli. L’agnosticismo si salva se il numero delle specie dovesse essere infinito in tal caso infinito su infinito renderebbe la funzione di dio indeterminata. Negli casi in cui anche i difetti dovessero tendere a infinito o il rapporto tra spiegazioni semplici ed effetti complessi l’entità denominata “dio” tenderebbe a zero. La concezione classica è però fuori ormai dai giochi considerata l’attendibilità dell’evoluzione e le moderne scienze della complessità o del caos, che, sempre più frequentemente, riconducono a cause semplici fenomeni complessi.

Se poi ascoltiamo Stephen Hawking persino l’ultimo processo di causa diviene di non causa in assenza del tempo. Quando l’universo era concentrato in un unico punto densissimo non essendoci il tempo non poteva esistere un prima in cui una causa poteva agire. La conclusione è che l’intero universo si è auto organizzato. In fondo se lo si guarda criticamente non poteva essere altrimenti. Auto organizziamo anche la nostra etica, non rendiamola dipendente da entità esterne.

Y – Dio

X – fenomeni naturali (specie, forme viventi)

Z – numero di assunti necessari alla spiegazione

N – numero di imperfezioni per specie

Dio, uno studio di funzione
Dio, uno studio di funzione
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