Pipistrelli sociali
Pipistrelli sociali

Nel viaggio alla ricerca di una società migliorabile, perché molto probabilmente la perfezione lascerebbe molte delusioni a causa della sua irrealizzabilità intrinseca, oltre all’utopia è necessario abbandonare anche altre forme di illusione che alimentano false speranze. La dinamica principale di questo processo consiste nel lasciare ogni forma di astrattismo, misticismo e assolutismo inteso nel senso della velleitaria ipotesi che i comportamenti altruistici esistano indipendentemente da ogni altro fattore. C’è da recuperare, invece, la forma matematica dell’approssimazione. In questo senso ogni progresso in ambito sociale è un miglioramento che consente di compiere un passo in avanti. Le discussioni sull’ipotesi di poter raggiungere o meno l’asintoto è forse meglio lasciarle a disquisizioni puramente accademiche. Esiste un aspetto pratico e non meno nobile: tentare e riuscire a compiere i singoli piccoli passi. Ma per riuscirci è opportuno conoscere il terreno su cui dovremmo camminare, la struttura dei nostri corpi, la natura di noi stessi, nonché l’obiettivo e gli obiettivi che si intende perseguire.

Se paragoniamo due auto tra loro, o qualunque altra opera dell’uomo, a distanza di molto tempo (mezzo secolo o un secolo) non possiamo non notare le differenze e le notevoli migliorie che sono state apportate, ma al tempo stesso non sarebbe corretto affermare, per esempio, che le auto odierne siano perfette, che corrispondano all’utopia astratta di macchina senza difetti. Sono però molto migliorate e questi progressi sono stati possibili sostanzialmente grazie alle maggiori conoscenze tecniche e scientifiche. La domanda se esiterà mai un auto perfetta è puramente retorica. Molto probabilmente nessun ingegnere prenderebbe in seria considerazione l’ipotesi di rispondere in modo assoluto con un sì. Loro si occupano del processo di miglioramento non di certe speculazioni. La risposta più probabile sarebbe proprio questa: “noi ci cerchiamo creare auto sempre più sicure ed efficienti”.

Non vi sono motivi di pensare che l’organizzazione delle società esuli in modo marcato dalla similitudine appena esposta. A questo proposito sarebbe opportuno domandarsi cosa si intende per società efficiente e trovare dei valori condivisibili. Questa problematica non è di semplice soluzione se si rimane ancorati a un concetto di relativismo assoluto, perché l’assenza di criteri oggettivi di valutazione impedisce il superamento delle barriere tra culture. Ritengo, anche in questo caso, che l’unico criterio non dogmatico in grado di far convergere più culture su molte questioni sia quello scientifico, il quale consente, inoltre, di non comprimere le libertà individuali oltre certi limiti. Cosa si intende per vita, per benessere psicofisico, per libertà di autodeterminazione sono concetti che per una definizione esaustiva non possono non essere collegati alle informazioni scientifiche che abbiamo sulla nostra natura di esseri umani e alle conoscenze biologiche in materia.

Tali informazioni consentono per esempio di stabilire un limite per la pratica medica dell’aborto, lasciando comunque gradi di libertà di scelta alle donne.

Lo stesso tipo di conoscenze e il metodo per raggiungerle consentono di trovare obiettivi e valori condivisi da perseguire e diffondere in una società. Tali valori potrebbero rientrare tra quelli che sono comuni a tutti gli individui della specie umana. Libertà dalla miseria, felicità, opportunità di realizzazione personale potrebbero rappresentare una buona base di partenza. Il processo di perfettibilità dei principi di convivenza di una comunità nel senso descritto necessita di almeno tre presupposti: sapere, reciprocità e senso del limite (o della rinuncia).

Osservare la natura, le comunità semplici di animali, fornisce molti esempi da prendere in considerazione come meccanismi di strutturazione di comportamenti socievoli di collaborazione all’interno di un gruppo.

Tra i pipistrelli vampiro dalle ali bianche, una specie che si nutre di sangue e il cui nome deriva più da questo aspetto che non dai particolari e forse più nobili comportamenti di aiuto reciproco, è diffusa una singolare forma di sostegno reciproco. Infatti, quando capita che qualche pipistrello non riesca nutrirsi può contare sull’aiuto dei suoi simili che gli donano una parte del sangue che sono riusciti a prelevare durante la ricerca (rigurgitandolo). Inoltre il sangue, affinché possa sussistere una reciprocità di cortesie viene donato solo a coloro che hanno condiviso lo stesso posatoio per 60% del tempo. I pipistrelli, che vivono in comunità relativamente poco numerose, si riconoscono, ed inoltre mettono in atto forme di ostracismo nei confronti degli individui che non contraccambiano il gesto in caso di necessità. In questo modo i pipistrelli “individualisti” vengono allontanati.

Altri comportamenti consentono indirettamente anche di stabilire se si è difronte a un tentativo di raggiro: l’attività di pulizia reciproca consente infatti di stabilire se un pipistrello ha la pancia piena o se invece ha passato la nottata digiunando, dopo vane scorribande alla ricerca di cibo.

Sicuramente in questi comportamenti si riscontra, senza indagare se consapevolmente o meno, reciprocità e senso del limite, quest’ultimo risiede nell’accettare la rinuncia al cibo donato in cambio del vantaggio che si avrà quando accadrà di rimanere senza.

In ambito umano dovremmo aggiungere (se si vuole essere ottimisti) i fattori della conoscenza e quello direttamente collegato della consapevolezza dei propri comportamenti, i quali permettono l’estensione di atteggiamenti onesti anche in comunità sensibilmente più numerose e complesse, dove potrebbe essere difficoltoso o impossibile il riconoscimento di una persona e si hanno numerosi contatti sporadici o con sconosciuti.

Se, dal punto di vista biologico, l’evoluzione favorisce comportamenti collaborativi individuali perché vi è un vantaggio relativo di sopravvivenza nelle società umane (ammesso e non concesso che ci sia un grado di diffusione cospicuo di coscienza e razionalità) l’individuazione delle azioni pro sociali e forme di collaborazione sociale possono essere individuate senza aspettare il processo di selezione, il quale ha già operato fornendo agli uomini le capacità analitiche di comprensione.

In relazione ai sottosistemi sociali, alle realtà particolari, ad ambienti sociali determinati e specifici, anche all’interno dei singoli stati, è plausibile individuare e perseguire i meccanismi che permettono la nascita e la permanenza di coesione sociale garantendo ai singoli componenti radicate e convenienti motivazioni per aderire al gruppo e rimanervi. Le soluzioni sono da individuare in modo specifico in quanto potrebbero essere funzionali in un ambito ma non in un altro, in accordo e rivalutando quella che il filosofo Karl Popper aveva definito “meccanica a spizzico sociale”. Infatti le moderne società complesse sono caratterizzate da un insieme di più ambienti sociali ed economici tra loro diversi a volte anche in modo macroscopico a causa delle proprie dinamiche. Questa similitudine con l’evoluzione è forse più stringente di quanto possa sembrare, pertanto interventi di ordine generale potrebbero rivelarsi controproducenti quando toccano equilibri organizzativi, economici ed etici all’interno di una società. Interventi settoriali che si fondano su concezioni realistiche, scansando ogni astrattismo, divengono sempre più stringenti affinché si costruiscano fondamenta comuni in società che rischiano di essere formate da comunità etniche e religiose tra loro impermeabili alla comunicazione a causa dell’isolamento dei gruppi.

Cultura, intesa nel senso di conoscenza, aspettativa di reciprocità unite ad una educazione razionale ed al piacere di imparare per tutto l’arco della propria vita sono strumenti in grado di espandere il senso di appartenenza a un gruppo oltre i limiti di una tribù ristretta. Oltre questi confini il riconoscimento non è più fondamentale e può essere sostituito dall’aspettativa consapevole che i propri comportamenti sono diffusi e che quindi saranno contraccambiati.

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