Da quello che riporta il fatto quotidiano lo stralcio riportato dallo Stato del Vaticano andrebbe interpretato alla luce del contesto dell’intero discorso che riporto:

Scrive Esquivel: “Celebriamo la nomina del primo Papa latinoamericano nella storia della Chiesa cattolica e la sua scelta del nome portatore di speranza Francesco […]. Speriamo che abbia il coraggio di difendere i diritti dei popoli davanti ai potenti, senza ripetere i gravi errori, e anche peccati, che fece la Chiesa. Durante l’ultima dittatura argentina, i membri della Chiesa cattolica non ebbero comportamenti omogenei. É indiscutibile che ci furono complicità di buona parte della gerarchia ecclesiastica nel genocidio perpetrato contro il popolo argentino, e se anche molti, con “eccesso di prudenza”, fecero gesti silenziosi per liberare i perseguitati, furono pochi i pastori che con coraggio e decisione assunsero la nostra lotta per i diritti umani contro la dittatura militare. Non credo che Jorge Bergoglio sia stato complice della dittatura, ma credo che gli mancò il coraggio di essere vicino alla nostra lotta per i diritti umani nei momenti più difficili […]. Per questo speriamo che non dimentichi le parole del vescovo martire argentino, Monsignor Enrique Angelelli, quando diceva che “dobbiamo dare ascolto con un orecchio al Vangelo e con l’altro al popolo, per sapere cosa ci sta dicendo Dio”.

Come accaduto e riportato dai documenti storici la Chiesa ha spesso tenuto comportamenti ambigui nei confronti delle dittature senza avere il coraggio di prendere posizioni chiare e determinate.  I concordati stipulati sia con il fascismo che con la Germania di Hitler sono la punta dell’iceberg dei comportamenti che potevano essere più incisivi e chiari, di prese di posizione mai evidenti. La storia Argentina non sembra essere diversa dopo una lettura attenta delle parole di Perez Esquivel.

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