Quello in uscita su Repubblica cartacea e parzialmente pubblicato on line. Non ce lo vedo perché il matematico sa benissimo che la matematica è uno strumento per conoscere la realtà. È il migliore strumento che abbiamo, il più accurato, ma rimane uno strumento. Non è fine a se stessa e non ha qualità creatrici in senso classico, tanto meno qualità creatrici di divinità. Così come un cacciavite serve a svitare le viti la matematica permettere di comprendere e descrivere le relazioni che intercorrono trai fenomeni e gli elementi osservati. Sarebbe come affermare che siccome esiste un cacciavite di una certa misura, così come la matematica ha le sue caratteristiche di coerenza logica, allora esiste anche una vite che necessariamente si adatta al cacciavite. Il passaggio è un po' azzardato, tecnicamente si possono costruire cacciavite senza viti di quella misura. Un'invenzione creativa ed efficiente come la matematica si è dimostrata efficace ed estremamente flessibile ma non implica necessariamente l'esistenza di qualcosa o qualcuno sulla base di un rigore logico. L'evoluzione lo spiega molto bene: le combinazioni, direi matematiche, del dna permettono l'esistenza di molte forme di vita ipotetiche che non esistono realmente, perché magari non adatte a un determinato ambiente o non sostenibili in senso fisico chimico. Lo sapeva bene Kurt Gödel, Harvey Friedman e anche Odifreddi. La questione vera è che il titolo messo così probabilmente fa più visitatori, o si pensa che sia così. La situazione è anche un po' triste: se per farsi leggere è necessario ricorrere all'ipotesi dell'esistenza di dio esiste il rischio concreto che questa illusione sia difficilmente estirpabile. Combinazioni della tavola degli elementi possono dare origine a sostanze che non esistono. Magari poi dio esiste davvero, ma potrebbe essere instabile come l'antimateria.

La matematica ci riprova: “Ecco perché Dio esiste”.

Un manoscritto di settanta pagine firmato da Harvey Friedman perfeziona l'opera di Gödel ed entra in lizza per i grandi premi in questo campo. Lo studioso ha lavorato sulla nozione di “consistenza”. Proseguendo un percorso iniziato mille anni fa da Anselmo d'Aosta, con la sua dimostrazione ontologica.

Repubblica.

 

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