L’uscita dell’ultimo libro (leggendo un po’ sul web) di Richard Dawkins ha suscitato le solite polemiche. La prevedibile critica di fondamentalismo non si regge in piedi. Come può esserci fondamentalismo in un metodo? Per altro un metodo che fa dei processi di verificabilità o confutazione ( se vogliamo dirla alla Karl Popper) i cardini del proprio modo di operare.
“La magia della realtà” fa discutere come è capitato per gli ultimi libri di Dawkins. Le recensioni equilibriste in Italia si sprecheranno, cercando di dare un colpo al cerchio della scienza e uno a quello dei miti di varia natura, compresi quelli religiosi. La realtà anche in questo caso è che la scienza fornisce spiegazioni molto più eleganti, articolate e belle alle domande fondamentali della vita di quelle fornite da qualche racconto mitologico vecchio di millenni e nato proprio perché i motivi profondi delle dinamiche della vita non venivano compresi.
Il logos è il mito più bello.
Perché poi la scienza dovrebbe turbare i bambini più di una falsità è tutto da dimostrare.

Quello di bellezza non è propriamente un concetto scientifico, eppure costella il nuovo libro di Richard Dawkins, celebre evoluzionista (Il gene egoista) nonché militante dell’ateismo (L’illusione di Dio). E a dire il vero anche il titolo, The Magic of Reality, La magia della realtà, sembra condurre verso incantamenti e fascinazioni più che nel rigore da laboratorio. Ma non è così. Anzi, la fede di Dawkins nella verità della scienza è a tal punto una fede, da scatenare furiose stroncature come quella di Colin Tudge sull’Independent. L’accusa è di fondamentalismo, e l’aggravante è che quello dello scienziato è un libro per bambini, i quali verrebbero da lui indottrinati allo scientismo come altrove alla bigotteria.

La stampa

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