La parola mistero è oggi un po’ troppo abusata. Ci si crogiola nel mistero, il titolo di giornale ci sguazza, l’illusione ci naviga, la fantasia ci lavora sopra. Quale sarebbe quello del grano poi qualcuno me lo spiegherà con calma, se ha voglia. L’evoluzione è piena di prodotti immobili, i fossili viventi ne sono solo l’esempio più appariscente. Lo squalo è uguale a se stesso da circa 400 milioni di anni. È piena anche di contorsioni evolutive: le tartarughe sono entrate e uscite dall’acqua talmente tante volte che si rischia di perdere per alcune specie la linearità temporale del processo. Il grano ha geni funzionali che si sono mantenuti uguali? È pieno di informazioni non più utilizzate di parassiti e virus che si sono integrati nel dna? Questo sì che un mistero gigante, quasi insolubile. Se non fosse che la stessa placenta nei mammiferi è dovuta all’interazione con un virus, utilizzato, per altro. I parassiti che condividono con l’ospite il passaggio riproduttivo possono integrarsi nel dna fino a divenire indistinguibili, parti integrate di un unico sistema con vantaggi reciproci, una cosa sola. Forse semplicemente il frumento ne ha passate tante…quello che funzionava è rimasto, quello che non funzionava più e non era controproducente ha lasciato il segno nel genoma. Altre informazioni magari non ci sono più.

Nel caso del grano sembra che siano rimasti anche nelle loro posizioni originali, come dire che ciò che funziona bene non si cambia. Questo è certamente uno dei misteri del processo evolutivo, che nella sua essenza cambia e trasforma un po’ tutto, ma alcune cose le lascia addirittura intatte. Che cambi un po’ tutto lo dimostra anche qui il fatto che la parte del genoma del grano che non porta geni utili è piena di «carcasse», cioè di geni morti e di corpi fossili di virus ormai irrimediabilmente, e fortunatamente, inattivi. Ma i geni che portano il materiale nutritivo sono rimasti invece tutti sorprendentemente attivi. Fecero proprio bene quindi i nostri antenati ad adocchiare questa piantina e a coltivarla con amore: nonostante la sua incredibile contorsione biologica, il frumento ha assicurato pane per tante generazioni e almeno dalle nostre parti ha favorito lo sviluppo di un’agricoltura e quindi in definitiva della civiltà che conosciamo meglio.

Corriere della sera e finti misteri

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