Sarà anche una tesi semplicistica ma non vedo come una più complessa possa essere più esaustiva. In fondo gli ambienti sociali sono ormai gli ambienti di riferimento. Questo potrebbe causare una o più biforcazioni evolutive con buona parte di una società che non è in grado di comprendere le tecnologie al di là di un’utilizzo ridotto e semplice. Inoltre qual’è l’individuo più adatto a un ambiente di persone dall’intelletto limitato? Quelle più intelligenti o quelle che sono più simili alla maggioranza del gruppo? Potrebbero innescarsi meccanismi di involuzione a velocità molto rapide e osservando la banalizzazione delle società contemporanee in merito a vita culturale e politica i rischi di involuzione sembrano concreti. L’homo florensiensis insegna.

La selezione naturale a favore dei soggetti più astuti avveniva dunque in maniera spietata e istantanea, salvo sporadici colpi di fortuna. Oggi, proprio grazie al progresso, tutti abbiamo non una, non due, ma infinite possibilità di sopravvivenza, salvo sporadici colpi di sfortuna. Ma quello che in termini strettamente vitali rappresenta un vantaggio, a livello evoluzionistico si traduce in un progressivo passo indietro, perché elimina quasi del tutto qualunque tipo di selezione naturale a favore dei soggetti più scaltri.

“Un tempo, se un cacciatore/raccoglitore non riusciva a risolvere il problema di come trovare il cibo, moriva e con lui tutta la sua progenie – spiega Crabtree – mentre oggi un manager di Wall Street che fa un errore riceve un cospicuo bonus e diventa un maschio più attrattivo. La selezione naturale non è più così estrema”.

Gli ultimi studi sull’argomento, continua il genetista, hanno individuato dai due ai 5000 geni legati all’intelligenza, rilevando che ogni generazione porta con sé due o tre mutazioni. In assenza di selezione, gli ultimi 3000 anni sono stati dunque un arco di tempo sufficiente per ‘inquinare’ il Dna umano nel giro di 120 generazioni: “In rapporto al nostro antenato di qualche migliaio di anni fa, la nostra intelligenza è sicuramente più debole – precisa Crabtree – per fortuna la società è abbastanza forte da contrastare l’effetto”.

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