Simulazioni

Leggi su darwinetica, il blog su scienza ed etica

Probabilmente in molti si chiederanno quale possa essere il rapporto tra un insegnamento ritenuto morale, come non raccontare bugie, e la teoria dell’evoluzione delle specie. A un primo veloce approccio la connessione potrebbe sembrare inconsistente, ma se ci addentriamo nei meccanismi evolutivi emergono indicazioni chiare. Tali indicazioni come primo elemento evidenziano come la menzogna sia diffusissima (non valuteremo per il momento l’intenzionalità e la consapevolezza delle bugie, perché è da ritenere per ora una questione superflua): ogni mimetismo presente in natura è una forma di menzogna con cui un essere vivente fa credere una cosa al posto di un’altra a un altro essere vivente con lo scopo principale di sopravvivere. In natura ci sono menzogne semplici e menzogne composte, ovvero alcuni animali fanno il doppio gioco: simulano di essere velenosi, quando in realtà non lo sono, per essere scambiati per predatori e allontanare i predatori stessi. Doppio gioco nel senso che non fingono di assomigliare a una parte dell’ambiente (una foglia, uno stecco, un masso, un tronco d’albero) ma sono stati resi simili al loro principale pericolo (un possibile predatore) per allontanare proprio quel pericolo. Casistiche degne del KGB, in cui i colori appariscenti, forti, evidenti, permettono di simulare pericolo anche per un predatore. È il caso di alcune salamandre, o di alcuni serpenti i quali pur non essendo velenosi hanno i colori di quelli che lo sono. Apparire pericolosi si è rivelata una strategia vincente, che, presumibilmente, permette di risparmiare le energie e le risorse necessarie per la produzione di un pericolo reale come il veleno. Ma questo tipo di fenomeni sono frequenti anche negli insetti, per esempio alcuni scarabei buprestidi imitano le vespe attraverso la propria colorazione. L’imitazione è anche molto ben riuscita in alcuni casi, come si può notare dalle fotografie. Naturalmente è fuori da ogni dubbio che questi insetti non abbiano la consapevolezza dei motivi che li rendono così colorati, molto più semplicemente nel loro ambiente naturale quelli che avevano colori tali da renderli non attraenti ai predatori, i quali molto probabilmente avevano avuto esperienze negative con i veleni di altri insetti, hanno avuto un vantaggio evolutivo e si sono affermati all’interno di un ambiente contingente.

Finte vespe

Data la diffusione di questo tipo di soluzioni adattive, che negli animali più complessi, come per esempio i primati, possono assumere forme di comportamento e nella specie umana di verbalizzazione della menzogna, verrebbe da pensare che mentire sia una soluzione efficace da utilizzare; proprio perché in natura è molto sfruttata. Ma si tratta di un approccio iniziale, nonché superficiale. Un’analisi leggermente più approfondita pone questioni più delicate da valutare con estrema attenzione. Sembrare o far sembrare una cosa al posto di un’altra fornisce un vantaggio immediato: si evita il pericolo di un predatore, si può avere un accesso agevolato a risorse vitali come cibo e possibilità riproduttive, quindi verrebbe spontaneo ed immediato ritenere che le bugie portino solo vantaggi. Il diritto di natura alla menzogna sarebbe servito. Ma dobbiamo porre attenzione alle caratteristiche degli ambienti specifici in cui la simulazione di realtà porta con sé dei vantaggi all’individuo che la mette in atto.

Di tutte le caratteristiche presenti nei vari ambienti naturali in cui si manifesta l’inganno è opportuno prenderne in considerazione un paio al fine di metterle in relazione con il costo della menzogna. Indubbiamente a breve termine mentire rappresenta un vantaggio anche nelle società umane, perché il costo di raccontare una frottola è inizialmente molto basso rispetto al vantaggio che potrebbe conferire. Un coleottero o un insetto che deve sopportare comunque il costo di avere qualche colore della propria “livrea” è sicuramente avvantaggiato, in certe circostanze, dallo spendere energie metaboliche nell’avere una livrea che lo mette al riparo dai pericoli. Colori mimetici. Ma gli animali non hanno una memoria molto lunga e probabilmente all’interno di un determinato habitat si incontrano poche volte non ricordandosi di chi hanno incontrato. In questo modo il vantaggio a breve termine delle frottole è molto alto.

Al contrario gli ambienti sociali umani hanno caratteristiche diverse, soprattutto in relazione alla capacità di memorizzazione dei singoli individui, alla lunghezza della vita e quindi alla numerosità degli incontri che possono avvenire tra gli stessi individui. Su tempi lunghi le bugie perdono i benefici che hanno inizialmente. Da un lato vi è un costo di mantenimento dovuto al fatto che molto probabilmente si devono inventare nuove falsificazioni della realtà per mantenere la coerenza con il primo comportamento. Un secondo aspetto, non meno cruciale, è relativo alla proporzionalità dei costi in relazione alla lunghezza del mantenimento e ai vantaggi che invece conferisce la verità nel lungo periodo. In questo caso più la bugia vede diminuire nel tempo le potenzialità del vantaggio e più la verità vede aumentare i propri benefici. Queste situazioni difficilmente si presentano in natura, quando riguardano animali relativamente poco complessi, ma sono intuitive se riferite ai rapporti che intercorrono tra esseri umani. Tra insetti o animali il cui obiettivo è quello di acquisire un vantaggio immediato, come probabilmente accade in molte situazioni anche nell’uomo, la menzogna è sicuramente favorita, perché consente un accumulo di vantaggi immediati in varie circostanze. Ma nelle strategie a lungo termine tanti piccoli vantaggi immediati aumentano il proprio costo e rischiano di condurre lo stesso individuo in situazioni da cui difficilmente può uscire senza subire uno svantaggio.

Questo accade perché l’evoluzione non ha la possibilità di fare progetti a lungo termine e quindi in numerosi ambienti sono favoriti i comportamenti e le soluzioni adattive che conferiscono un maggiore vantaggio immediato. La bugia è indubbiamente uno di questi: è per questo che è così diffusa in natura, indipendentemente dalla consapevolezza o meno del singolo che la mette in atto. Ma la capacità di analisi, anch’essa frutto di meccanismi evolutivi, chiarisce in modo inequivocabile quali siano gli effetti controproducenti che seguono determinati comportamenti. In questo modo le conseguenze sociali ed individuali di una corsa agli armamenti alla menzogna, in cui tutti cercano di mentire meglio per trovare soluzioni migliori per se stessi, hanno costi elevatissimi che non raggiungono lo scopo iniziale. La presa di coscienza di tutto questo e una consapevolezza dei meccanismi che sono alla base del funzionamento della natura implicano una valutazione attenta delle scelte che ogni singolo individuo ha intenzione di compiere. Non giustificano la menzogna, non forniscono una giustificazione razionale della sua esistenza, al tempo stesso suggeriscono motivazioni pratiche, tangibili, per cui non dovrebbe essere intrapreso un percorso di vantaggi cumulativi raggiunti tramite la falsificazione della realtà. Perché è contro producente a lungo temine. Un messaggio etico nascosto, nemmeno troppo, nasce proprio dalla teoria di Charles Darwin. Suggerimenti pratici per mondi etici.

Mentire alla propria moglie per il vantaggio di avere una risorsa riproduttiva in più può essere semplice all’inizio, ma crea una serie di spese aggiuntive atte a coprire la prima azione e può portare a un accumulo di menzogne che devono a loro volta essere coperte con sempre maggiore difficoltà. Fino a domandarsi, durante la causa di divorzio, se valeva veramente la pena costruire un castello di piccoli vantaggi giornalieri accumulati grazie ad una somma di bugie.

Annunci