Tommie Smithe John Carlos, Giochi Olimpici di Città del Messico, 1968

Leggi su Pianeta Tennis

Nel giorno in cui crolla anche il record di Bjorn Borg sotto le uncinate mancine del giovane di Maiorca mi torna in mente un pomeriggio in cui ero seduto nella sala di attesa della pediatra di mio figlio. Davanti a me stavano conversando altri genitori per ingannare il tempo durante il freddo pomeriggio invernale. La conversazione era scivolata sulle vacanze passate ai tropici. Allungai l’orecchio perché sono sempre stato un tipo curioso e la noia dell’attesa iniziava a essere eccessiva. Il padre seduto sulla sedia alla mia destra aveva iniziato a lamentarsi della propria superficialità manifestata quando aveva sottovalutato il sole dei tropici evitando di utilizzare la crema protettiva nella misura necessaria. La pelle si era prima arrossata, poi gonfiata, le labbra erano lievitate nel volume, tumefatte. Il sole era insostenibile per un uomo mediterraneo la cui pelle è chiara. Così, mentre ho davanti la pelle olivastra di Nadal che si prepara a sferrare uno dei suoi dritti a uscire impossibili per chiunque altro, mi è sembrato superfluo scrivere dei records che sono caduti. Già altri lo fanno molto bene. Mi è sembrato invece interessante parlare di quei pochi che ancora resistono e fra questi ci sono i tre Grand Slam vinti da Rod Laver e Don Budge. Due il grande Rod e uno Donald. Vi chiederete cosa c’entrino con la conversazione della sala di attesa, ma il collegamento è presto svelato dal fatto che sia Rod laver che Donald Budge erano rossi di capelli e quindi aveva il secondo e ha il primo una pelle estremamente chiara che sarebbe stata ancora meno adatta al sole tropicale di quella dello sventurato genitore che aveva sorvolato parzialmente sulla crema protettiva.

Ho avuto l’impressione che le imprese imbattute abbiano qualcosa in più da dire rispetto a quelle nuove, almeno finché queste ultime non iniziano a resistere per un tempo sufficiente per essere definite storiche. Perciò, considerato che presto o tardi qualcuno riuscirà a realizzare un Grande Slam, ovvero vincere tutti e quattro i tornei più importanti in un anno solare a meno che non venga modificato il calendario, mi è sembrato opportuno cercare di evidenziare le imprese sportive di Budge e Laver. Ma la solita retorica che esalta lo sport come in grado di evidenziare valori personali e universali dell’uomo ritengo sia superata, perché alla fine non entra mai nello specifico dei motivi per cui tali valori dovrebbero essere universali. Invece ora c’è un elemento in comune: i capelli rossi. Caratteristica che hanno avuto e hanno anche altri giocatori, da Jim Curier a John McEnroe passando per Bobby Riggs, Boris Becker e Mark Woodforde, Andy Murray e qualche altro. Il 2% della popolazione mondiale in diminuzione secondo National Geographic.

Qui entra in gioco il modo di vedere la diversità che troppo spesso è stata considerata fonte di separazione, pregiudizio ed emarginazione. La novella “Rosso malpelo” di Giovanni Verga ne è un classico esempio in senso letterario. Il colore della pelle e le sue caratteristiche associate sono state da sempre la fonte di ogni tipo di razzismo solo perché si vedeva l’effetto diverso di una radice comune. La domanda fondamentale è invece un’altra: perché una persona è scura di pelle, un’altra olivastra e un’altra ancora estremamente chiara? C’è qualche correlazione con la latitudine in cui si sono evolute queste caratteristiche? Indubbiamente sì. Sarebbe d’accordo anche il padre che sentivo parlare nella sala d’attesa dopo l’esperienza che ha vissuto. Il mondo non funziona come molti pregiudizi vorrebbero. Tra le varie funzioni che svolge la pelle è sufficiente prenderne solo una di riferimento: quella che consente una maggiore o minore sintetizzazione di vitamina d per la formazione di calcio osseo. I riflessi sulla produzione di testosterone li lasciamo ad altra argomentazioni. Tutti hanno bisogno di ossa forti ma troppi raggi uva posso provocare danni collaterali, come un tumore alla pelle di cui ha sofferto il padre di Kim Clijsters, così in relazione della quantità di luce presente la base comune di ogni organismo ha favorito un colore della pelle diverso in grado di proteggersi dall’eccesso di luce e di utilizzare quella indispensabile per le funzioni metaboliche. La pelle scura ai tropici e all’equatore gradualmente si schiarisce fino a divenire pallida all’estremo nord, con i rossi di capelli in grado di prevenire il rachitismo estremamente frequente in assenza di luce e cibo. E’ la comune radice evolutiva che crea le differenze apparenti tra gli individui. Fare degli effetti dovuti a una causa comune la fonte delle divisioni è un modo distorto di valutare la realtà evolutiva della nostra specie, perché le lievi differenze sono il risultato di una radice comune che valorizza le diversità in relazione agli ambienti di riferimento. Probabilmente vincere quattro tornei del Grande Slam nello stesso anno su un campo da tennis è un’impresa per cui sono favorite alcune persone. I cento metri piani sono di Usain Bolt, il mezzo fondo dei keniani ed etiopi.

Nadal ha fermato Federer e Djokovic nella loro corsa al Grande Slam, c’è solo da sperare che l’umanità, quando anche quest’ultimo record cederà il passo abbia compreso che è più quello che accomuna gli uomini rispetto a quello che sembra dividerli, che è solo la conseguenza di una cuginanza evolutiva comune.

Il tennis è uno sport educativo, dopo l’atletica leggera naturalmente, e ogni spiegazione razionale è corrosiva di miti e pregiudizi.

Annunci