“All’estero la flessibilità esiste già”; “il lavoro fisso è una chimera”, queste sono le frasi maggiormente usate per difendere le frasi degli ultra tecnici al governo. Sembra l’invasione degli ultra corpi. Forse è vero ma all’estero la qualità e la professionalità è premiata in misura maggiore che in Italia e molto maggiore. Potrebbe sembrare una differenza da poco, ma è sostanziale. Qui, nella penisola, un lavoratore vale l’altro nell’immaginario della maggioranza degli imprenditori ma anche di chi ha conseguito carriere senza una laurea e con facilità tutta occasionale, storica e politica (il fenomeno delle raccomandazioni è la conseguenza anche di questo) quindi conviene sfruttarli con contratti a termine e poi sostituirli. All’estero può esserci il caso del lavoratore che pretende un contratto a termine e ben pagato per tenersi aperta la possibilità per migliori offerte. In Italia questo non accade perché non c’è valorizzazione culturale delle professionalità e delle capacità di imparare nuovamente per far fronte a nuovi lavori. E’ la cultura diffusa di questo paese che fa letteralmente schifo. Una situazione del genere non si cambia con una legge o dicendo belle parole da un palco accademico, ma lentamente, con le scuole, l’insegnamento, facendo capire che una professionalità migliore è un vantaggio anche per le imprese, le pubbliche amministrazioni. Ma le scuole subiscono tagli, in pensione ci si va più tardi e non c’è ricambio professionale. Le frasi di questi signori, considerate le loro professioni, non sono nemmeno degne di uno scolaretto di terza media. Che si parla di flessibilità è almeno dai primi anni ’90 nelle università. Ci sarebbe stato il tempo per iniziare a cambiare mentalità e pensieri, ma chi è stato al governo (compresi quelli di oggi) è stato solo capace di copia-incollare leggi dall’estero in una realtà sociale che ha continuato a ricreare lo stesso humus culturale facilone e superficiale nei confronti del mondo del lavoro, delle professionalità e della capacità imparare lungo tutta la propria vita. Con queste condizioni non c’era alternativa: il lavoratore flessibile diventa precario e sfruttato. “Ora questo neolaurato mica penserà di venire a insegnarmi il mestiere!?”, pensa il geometra che lavora da una decina di anni dell’architetto appena assunto. La pochezza dell’Italia è anche in questa frase che si sente molto spesso anche in altri contesti lavorativi, non ultimi Bersani e Renzi.

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