La Locandiera, Carlo Goldoni, 1751
Pubblicato su Pianeta Tennis.
“La nobiltà non fa per me. La ricchezza la stimo e non la stimo. Tutto il mio piacere consiste nel vedermi servita, vagheggiata, adorata…”
In una mattinata gelida di gennaio i miei ricordi di uomo di mezza età si confondono con i rimpianti. Mentre osservo affossare in rete dritti di una semplicità adolescenziale mi stupisco dei toni delicati e osannati dei telecronisti quando lo stesso giocatore tocca una mezza volata, o esegue una smorzata. Una lieve dose di controllo non sarebbe fuori luogo: è tennis dopo tutto.  Ma il mito coinvolge, inebria, offusca. Tutto si fa per il mito, tutto si dice. Mi torna in mente la voce della locandiera Mirandolina. Recitavo Goldoni molti anni fa e la frase il cui soggetto potrebbe essere un biscotto si adattava anche a me, al tempo,  oggi anche a Roger Federer, ma per motivazioni tutte sportive.
Lo svizzero non vincerà un altro torneo dello slam e questa è una notizia, o almeno lo sarebbe se i giornalisti che lo hanno osannato si ricordassero di cosa hanno scritto negli anni scorsi, ma sono troppo impegnati a donare la tessera dell’ordine al presidente del consiglio Mario Monti. La tattica è preventiva: come se gli autotrasportatori donassero un TIR, i tassisti un taxi, i benzinai una pompa. Di benzina, s’intende! Questo è un governo nuovo.
Ma siamo nella seconda settimana di un torneo dello slam e non è il caso di scivolare nella politica o nel clientelismo tipico italiano, ancora peggio. Qui si scrive la storia, digiterebbero sulla tastiera in molti. L’abilità del gesto, la sensibilità eccelsa, la tattica sublime, la tenacia estrema, la volontà di ferro. Per un perfetto documentario stile Luce mancherebbe solamente affermare che queste sono solo le qualità dell’uomo comune. Tutti le hanno, tutti possono raggiungerle.  L’immedesimazione con il mito sarebbe perfetta ed economicamente vantaggiosa, per alcuni. Tutti correrebbero a comprare la racchetta del mito, i pantaloni del mito, i calzini del mito, le mutande usate “del e dal” mito. L’overgrip del mito, l’asciugamano umido del mito. Imitare il gesto del mito sarebbe poi l’attività più praticata dalla nazione di appartenenza del mito e non solo. Un mito internazionale.
Nella serata calda australiana, però, i fatti andavano in modo diverso, o meglio seguivano l’ordine naturale della natura. Un uomo la cui struttura fisica e realtà familiare gli hanno consentito di imparare a giocare un ottimo tennis vedeva i suoi limiti difronte a un altro uomo che ha avuto condizioni e possibilità simili. Più giovane di lui, forse fisicamente più prestante di lui, determinato quanto lui.  La realtà ha scardinato un mito, anche se la tentazione di costruirne un altro per vanità, opportunismo, avidità, interesse, è una debolezza tutta umana.
Il mito è cotto! Ora si serve da destra, sulla parità. Questo è tennis, scuola di vita e razionalità, gli spalti sono quelli della Rod Laver Arena.
Fabrizio Brascugli
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