Ho come l’impressione che su questi numeri ci saranno dichiarazioni sullo stile di quelle politiche dopo le elezioni quando nessuno perde mai, anche se una tendenza sembra esserci.  Folena sul quotidiano della CEI sembra proprio interpretare bene il ruolo di chi vede una vittoria in un lieve calo. E’ sufficiente contestualizzare a livello occidentale. Poi è chiaro e facilmente comprensibile che in Italia resista una base più solida, se non altro per la logistica del Vaticano.

Folena scrive sul quotidiano della Cei che “gli italiani costituiscono un’eccezione nell’Occidente” dal punto di vista della secolarizzazione e che “si dichiarano, e si dimostrano, altrettanto e più credenti” rispetto agli anni passati.

Secondo i dati recenti, il 6,6% afferma che “Dio non esiste”, mentre il 6,2% si dichiara “indifferente”: quindi gli atei e gli agnostici ammonterebbero al 12,8%. Il 4,5% crede in qualche forma di “potere superiore”, l’11,7% crede in Dio “in alcuni momenti, non in altri”, il 25,1% nonostante risponde che “sebbene abbia dei dubbi, sento di credere in Dio”. Il restante 45,8% non ha dubbi sull’esistenza di Dio. Nel libro precedente le opzioni contemplate erano diverse, ma si nota una crescita dei non credenti. Alla domanda ‘Lei si considera personalmente credente?‘ il 53,5% si identificava con gli insegnamenti della Chiesa, il 30,5% credeva in Dio ma solo in parte negli insegnamenti della Chiesa, il 2,2% era credente ma non cattolico, il 6,4% non apparteneva ad una religione specifica sebbene credesse in Dio o in una “realtà superiore”. Quelli che negavano l’esistenza di un Dio o affini erano solo il 2,8%, il 2,7% si dichiarava “in ricerca” e l’1,8% aveva risposto “non ci ho mai pensato, non mi interessa, non saprei”.

via‘Avvenire’ commenta ricerca di Garelli su religiosità: “italiani più credenti”, ma i dati mostrano un calo – UAAR Ultimissime.

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