Le corna dell'Alce Toro sono un vantaggio nelle battaglie per l'accoppiamento, ma un netto handicap quando si fugge in aree boschive

La situazione politica italiana non è che sia cambiata molto dal dopoguerra a oggi sopratutto nella limitata lungimiranza di chi la pratica professionalmente. Certo di avvenimenti ce ne sono stati parecchi  dalla riforma agraria del 1950 alla caduta della seconda repubblica, ma molti problemi sono rimasti gli stessi. Il debito si è accumulato, le privatizzazioni sono state un crescendo con alterni risultati, la pubblica amministrazione non è stata ammodernata nel migliore dei modi, le pensioni sono sempre un problema irrisolto ormai da qualche lustro, la legislazione è sempre di più un groviglio di rimandi e leggi arcaiche alcuna delle quali volute da un dittatore probabilmente affetto da sifilide. Ma ciò che  più è rimasto immutato è la parcellizzazione eccessiva del contesto e degli interessi politici che come in un gioco di specchi multipli si riflette ed è il riflesso di un paese diviso in ordini professionali, interessi particolari, lobby circoscritte, visioni limitate. In politica il numero dei partiti è sempre stato elevato come le divisioni in correnti al loro interno: partiti nei partiti, ramificazioni delle ramificazioni.  A sostegno di questa prolissa diversità spesso si è sostenuto che la varietà è un valore da salvaguardare sia in società che in politica. Se questa argomentazione è da considerare vera è altrettanto incontestabile che molti fenomeni raggiungono degenerazioni che sono controproducenti. In natura accade per tutti i fenomeni dalle indigestioni alla derive evolutive che possono condurre gli individui di una specie in situazioni critiche per la sopravvivenza della specie stessa. Quello che molti trascurano è che una specie non  entra in crisi senza che entrino in crisi gli individui che la compongono, in questi casi non ci sono soluzioni che possano far pensare che il tutto sia in difficoltà con la sua parte che  trascende le singolarità, forse perché è impossibile trascenderle.

Il Dodo. Nidificava a terra e non volava finchè un vantaggio è diventato un problema

Gli esempi più classici in natura sono quelli dovuti a iper specializzazioni di nicchia in cui  si affinano strumenti utilissimi per un ambiente specifico e limitato che però sono inutili o addirittura controproducenti in un ambiente mutato.  Il Dodo è divenuto un simbolo dell’estinzione. E’ un caso emblematico e particolare. In un ambiente favorevole, in assenza di predatori, senza la necessità di lunghi trasferimenti, nidificava a terra ed era divenuto incapace di volare. Aveva eliminato tutte quelle caratteristiche che avevano un costo energetico per la loro costruzione e il loro mantenimento ma non avevano alcuna utilità. Endemico dell’isola della Mauritius si estinse rapidamente  con l’arrivo di portoghesi e spagnoli che modificarono l’ambiente anche introducendo predatori esterni. Questo tipo di estinzione è avvenuta a causa di un cambiamento repentino dell’ambiente ma quando c’è una diversa velocità tra mutamenti ambientali e capacità di adattamento l’estinzione avviene con tempi più lenti ma può essere ugualmente inarrestabile.

Le diversità tanto decantate nel nostro paese potrebbero continuare a trascinare i problemi di questa dimenticata Italia in situazioni ancora peggiori. Tecnicamente non c’è limite per quanto si può trascinare un problema irrisolto. Potrebbero passare anche alcuni secoli, anzi la situazione potrebbe peggiorare, come è accaduto per la sempre italiana “questione meridionale”, la quale non è stata risolta dall’unita d’Italia e che è stata sfruttata un secolo dopo dalla Lega Nord per istanze secessioniste e successi politici. Le probabilità che le cose potrebbero andare peggio rientrano nella logica degli eventi  per ragioni strettamente razionali che non hanno nulla a che vedere con l’illusione della superstizione.  Sprecare energie per tutelarsi dalle fantasie è un lusso insostenibile. I problemi sono reali, concreti, empirici.

La divisione campanilistica italiana è uno di questi problemi: una deriva evolutiva che non ha più nulla di apprezzabile ma che ormai da anni blocca questo paese in una stasi politica e a rigirarsi negli stessi problemi, che non risolti sono ogni volta spunto per campagne elettorali. Servirebbe più fantasia.
Osservando le lotte tra partiti, ma anche quelle interne ai partiti che siano le vetuste e dimenticate lotte tra dorotei e la corrente del golfo di Gava, o quelle della cronaca che vedono punzecchiarsi a distanza, con accuse implicite di immaturità  e lentezza gerontologica, il sindaco di Firenze Renzi e il segretario nazionale Bersani, sembra di vedere la rincorsa verso le corna più lunghe delle alci. Armi in più per la battaglia, e tutte le idee sono buone se servono allo scopo.  Siamo alla disgregazione in mille rivoli di percorsi individuali e talmente egoistici e poco lungimiranti da non accorgersi che il percorso è una trappola per tutti. Il venditore che mente a tutti i propri clienti dopo la prima tornata di vendite è bruciato sulla piazza. Così nessuno si accorge di quella che è una constatazione ovvia: se le diversità, i valori individuali, le  idee e le diverse anime presenti nelle società non trovano una base comune per convergere finiscono per rappresentare una forza centrifuga che disperde le soluzioni, la creatività, l’innovazione ed è proprio questo che sta accadendo in Italia, dove il valore degli accordi, dei patti, è visto solamente come una limitazione individuale del proprio interesse particolare. Se in linea di principio non c’è nulla di male nell’avere interessi personali la loro esasperazione è deleteria, matematicamente, perché in una società di truffatori quando non ci sarà più nessuno da truffare i truffatori si procurano un danno. E’ una realtà darwiniana applicabile anche alle società.
Se all’interno di un gruppo di persone relativamente ingenue nascesse un individuo predisposto alla truffa, questo troverebbe terreno fertile e ingannerebbe tutti quelli che può. Avrebbe successo  si riprodurrebbe. In questo modo il gene della truffa tenderebbe ad aumentare nella popolazione fino a diventare la maggioranza, ma a questo punto sorge il problema che non ci sarà più nessuno da truffare perché sono tutti truffatori. Tutti saranno sospettosi e gli individui che prima erano avvantaggiati dovranno fronteggiare situazioni impreviste vedendo ridotti gli introiti. Gli imperi, anche economici tracollano in  poco tempo quando non c’è più un mercato di riferimento (Lehmann Brothers è un esempio su tutti). E’ la mano invisibile e cieca di Adam Smith e Charles Darwin. Il naturalista inglese ha aggiunto “cieca”, perché non necessariamente l’adattamento si risolve con un benessere diffuso, anzi nulla impedisce che un successo parziale si risolva con una tragedia nel futuro.

Ecco, in Italia ci sono i massimi esperti di questo egoismo a corto raggio e autolesionista. Sono ovunque e sono i figli di una lunga tradizione che si tramanda di generazione in generazione, di dirigenza in dirigenza, in economia e in politica. Se ne trovano anche come vicini di casa: sono quelli del mordi e fuggi, quelli del piccolo inganno sperando nelle poche capacità mnemoniche di chi hanno di fronte.
Ma non sono solo un problema italiano è diffuso anche in altri paesi, ovviamente, e spesso si è cercato di uscire di risolvere queste situazioni facendo ricorso al concetto di responsabilità e all’etica, la quale però se portata avanti in modo astratto e dogmatico non riesce ad arginare il problema. Come se ne esce? Le probabilità che ci siano soluzioni definitive sono limitate ma un educazione razionale, un’abitudine a ragionare a lungo termine prendendo in esame più fattori in modo che si comprenda che un vantaggio immediato può essere una scelta autolesionista nel futuro è forse l’unica soluzione in grado di toccare le corde sensibili di questa umanità la cui natura è quella di essere avida nell’immediato di sopravvivenza e roba da accumulare. Un’ancora per una nuova etica che nasce dalla consapevolezza sulla natura umana e la realtà del mondo in cui la specie umana vive.

Anticipazioni sul saggio (F.B.).

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