Indignados a New York

Su internet si è sviluppa una discussione come sempre mi sarò fatto qualche nemico. Però il commento non era venuto male. La sinistra sembra proprio aver sposato la causa “cornuti e mazziati”. Paga lo stato, sempre, prima e dopo e poi non vi azzardate a dire che il debito può essere annullato o controllato. Insomma come vi permettete di protestare? Non è da sinistra per bene, quella si fa fregare da venti anni da Berlusconi che trasmette su concessioni statali pubblicità dal costo miliardario (in quasi duopolio) e loro zitti che non sta bene. “Non è di sinistra, sciocchezze”. “Coglioni” , questa mi sembra di averla risentita.

Cmq l’insolvenza rientra nei rischi del capitalismo. Se si crea un mercato che non si sostiene c’è insolvenza. I tribunali fallimentari sono pieni di creditori che non riscuotono. Ora se lo stato non riesce a pagare fallisce, ma è lo stato che fa le leggi… ed qui che deve mettere dei limiti all’economia. Perché quando c’è un fallimento e non si riesce a pagare a volte e di conseguenza rischiano il fallimento anche i creditori o comunque una riduzione delle quote di mercato entro un limite sostenibile. Ora la domanda è: chi deve pagare lo stato? Dei privati. Che siano dipendenti dello stato o che siano imprese, società, finanziare, consulenti. Anche per i lavori pubblici si paga dei privati. Ora i soldi sono sempre gli stessi, a meno che non si stampino (inflazione) quindi lo stato dove li va a prendere i soldi? Dai privati. Se li prendesse dagli stessi privati creditori sarebbe un’idea astuta, il che equivale ad annullare il debito. Il problema forse è che i privati che sono in credito preferiscono che questi soldi vengano dati da privati che non hanno nessun credito con lo stato, almeno in parte. Licenziare i dipendenti pubblici è un modo come un altro per non pagare un debito. L’aumento dell’Iva: a me lo stato non deve niente ma ogni giorno pago una parte del debito dello stato facendo la spesa. Così si crea povertà ed indignados. E ci mancherebbe…ora non so se le banche hanno dei crediti con lo stato ma se guardiamo bene…forse troviamo qualcosa. Spulciamo prima che lo stato “investa” nella loro ricapitalizzazione, magari mi sbaglio, non so.

Uscirne in parte non pagando ciò che non si può pagare non è un’idea peregrina. Ma forse qualcuno è troppo fermo agli indici dei libri di scuola. C’è chi farfuglia in strada e chi sui blog.

Per quanto riguarda la spesa pubblica tra servizi e dipendenti è chiaro che c’è un problema però fino a ieri le provincie, i comuni, le regioni, e anche altri servizi pubblici sono stati usati come bacino di voti. Si assume, si spende e ci si garantisce un elettorato. Una famiglia intera per assunto (2, 3 voti). Ora a mio parere è comprensibile che a quei tipini che sono in strada gli girino un po’. Annulliamolo questo debito anche parzialmente perché non c’è alternativa. Aumentare le tasse significa annullare il debito: si tassa il creditore, un privato. Annullare il debito, diritto all’insolvenza, diamogli il nome che volgiamo, significa limitare o fermare un sistema economico che non è più in grado di sostenersi. Il resto sono chiacchiere da accademia che non entrano nello spazio di un cartellone.

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