Albo d'ordo tornei del Grande Slam al 10.10.2011 (Wikipedia)

Pubblicato su Pianetatennis.com

La discussione sulla grandezza del piatto corde è di quelle che va avanti da anni, nemmeno si trattasse del tema problematico dell’esistenza di Dio, per altro oggi probabilisticamente risolto. La stessa situazione si ha al riguardo della discussione sulle racchette e la loro evoluzione. Forse sarebbe meglio dire involuzione? Lasciamo alle firme rinomate la sentenza definitiva, tecnica e fisica; me ne sono occupato da altre parti. Limitarsi alla logica e a qualche fatto storico potrà sembrare limitativo ma apre la vista ad altre vedute. Sopratutto è opportuno porsi le domande giuste, senza le quali nemmeno Steve Jobs sarebbe in grado di unire i puntini (visione troppo fatalista che mi sento di rifiutare anche perché i puntini, se non sono numerati, potrebbero essere uniti in tanti modi). Meno male che il buon Steve ha trovato i numeri giusti, molti altri sfortunati hanno puntini senza numeri che uniranno a caso senza successo. Torniamo alle racchette le quali sono state protagoniste in questi anni di rivoluzionari quanto prodigiosi cambiamenti. Non starò qui a scrivere le solite banalità dette e ridette: “più potenti”, “hanno cambiato il tennis”, “non c’è più il gioco di una volta”, “a rete non scende più nessuno”.

La mia attenzione in questi giorni è caduta sulla grandezza del piatto corde. Non che non ci avessi già pensato prima, ma sento sempre ripetere le stesse frasi che ormai senza rischi sono diventate degli stereotipi. Se c’è una costatazione vera è che sempre un numero maggiore di giocatori, rispetto a qualche addietro, sceglie un piatto corde più grande. Sarebbe più opportuno dire che sempre un maggiore numero di ragazzi inizia a giocare con un piatto più grande, talmente più ampio che poi è difficile tornare indietro. Ai tempi delle racchette di legno l’ovale era di 65 pollici quadrati e con il tempo è andato aumentando, questo è un dato incontestabile: oggi nessuno gioca più con 65 pollici e il giocatore che usa quello più piccolo è Roger Federer che non molla i suoi 90 pollici con i quali è riuscito a vincere praticamente tutto. Qualche anno prima il giocatore che usava un piatto da 85 pollici era Pete Sampras, e anche lui ha vinto poco in carriera: mai un Wimbledon, mai uno Us Open, mai un Master. Uno scarso. Se abbiamo il coraggio di andare ancora indietro troviamo, a parte Nadal con un 100 ( Agassi era una mosca bianca con un piatto oltre i 100), giocatori con racchette di legno o che avevano in mano una prostaff 85 (Edberg e Curier). Curier per altro è a quota quattro e Edberg a quota sei e sono cresciuti, data l’anagrafe con racchette di legno. Novak Djokovic è arrivato quest’anno a quota 4 slam e Nadal è a 10, ma prima di lui ci sono ancora Roy Emerson, Bjorn Bjorg e Rod Laver con quota vittorie che va da 12 a 11. E’ presto per dire dove arriveranno coloro che scriveranno il futuro del tennis e quante vittorie avranno a fine carriera Nadal e Djokovic, ma due conti sommari possiamo farli mettendo in preventivo che già da qualche anno i giovani tennisti (come già detto) crescono con tra le mani piatti corde dalla grandezza adatta alla cattura delle farfalle.

Unire i puntini

Quando tutti i giocatori saranno oltre i 90 pollici e nessuno giocherà più con piatti di ampiezza minore non sarà più possibile fare dei paragoni e spariranno i termini di riferimento se si escludono quelli del passato. Vedremo se l’albo d’oro verrà rivoluzionato. Fino a qualche anno fa quando tutti stringevano una racchetta di legno eravamo nelle stesse condizioni: vinceva chi aveva un piatto piccolo anche perché nessuno giocava con piatti molto più grandi. Per capirci qualcosa dovremmo mantenere una differenza, almeno un po’ equilibrata: almeno una divisione che si orienti intorno al 50%, ma guardando le forniture degli atleti siamo ben oltre l’equità. L’interregno sembra già essere passato ed è stato l’interregno di Sampras e Federer.

Del periodo di paragone stiamo vivendo il termine: gli ultimi anni hanno visto atleti che ignorano la composizione organica del legno. Una domanda viene alla mente dopo aver guardato i risultati degli ultimi anni. Sampras e Federer avrebbero vinto di più se avessero usato un piatto grande? Se lo pongono in tanti questo problema. La domanda appare interessante ma non ci permette di unire i puntini, o meglio non ci da i numeri dei puntini. Rovesciata logicamente permette però di farsi un’idea migliore.

Sampras e Federer giocavano con l’handicap? Questa è l’implicita conseguenza della prima domanda. Sampras e Federer erano talmente autolesionisti o talmente poco abili a tennis da non rendersi conto di quale racchetta fosse migliore? Migliore per loro. In questi termini la domanda sembra avere una risposta chiara: no. Non essendoci un regolamento che prevede handicap per rendere le competizioni più equilibrate è da escludere che qualcuno abbia imposto a Sampras di giocare con un 85 per svantaggiarlo e lo stesso vale per il piatto 90 di Roger Federer. E’ anche difficile pensare ai due fuoriclasse come due tennisti che non sanno scegliersi le racchette. Le probabilità sono a vantaggio della seconda ipotesi: l’americano e lo svizzero hanno scelto il meglio che gli ha concesso di vincere di più, anche se non sappiamo quanto avrebbero vinto con altre racchette c’è da prendere in considerazione i fatti. 30 slam vinti con le briciole lasciate agli avversari sarebbero sembrati dei puntini da unire anche a Bill Gates, che non ha fondato la Apple. Un piatto piccolo è a detta di tutti più preciso anche se meno potente, perciò chi impara a spingerlo unisce velocità di palla e precisione in un mix mortale per gli avversari. Non rimane che osservare il futuro, e se mai qualche ragazzo deciderà di scendere in campo con una racchetta che sembra anacronistica. Beh! Prima di pronunciarci aspettiamo di vederlo giocare, per cercare di unire i puntini degli Slam vinti. Proviamo a pensare differente.

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