Philip Roth, intervista del 2010. Usa chiaramente un Macbook Air

Non le ho contate me credo che riesca a superare le 3.000 parole a occhio. Il tutto per denunciare le multinazionali e il sistema tayloristico con ammantata finale teorica di Karl Marx. Si passa in rassegna Amazon e Apple  con valide critiche. Peccato che con mal celata noncuranza finisca per ammettere di possedere un Mac, un Kindle, un Ipod, uno smartphone con Android (Google). La giustificazione addotta, bofonchiata tra le righe è che

“Chi fa il mio lavoro deve conoscere le modalità di fruizione della cultura e di utilizzo della rete.”

A questo punto non mi stupirei avesse in garage una Ford Modello T. Chi fa il suo lavoro deve conoscere le modalità di fruizione e piacere indotte dal sistema capitalistico. Il parlamento dell’ ex URSS era pieno di tipini così, come il santone che predica la povertà e viaggia in Rolls Royce perché vuole conoscere la radice del vizio per proteggere i suoi seguaci. La valanga di frasi termina come è ovvio con una speranza e, pare, l’accettazione di non avere soluzioni nemmeno parziali.

“Un’alleanza mondiale tra “attivisti digitali”, lavoratori cognitivi e operai dell’industria elettronica sarebbe, per i padroni della rete, la cosa più spaventosa. Le forme di quest’alleanza, ovviamente, sono tutte da scoprire.”

Tutto da scoprire, e non mi stupisce considerato che poco sopra quando aveva parlato dei suoi possedimenti esclusivamente a scopo di conoscenza intellettuale aveva forse involontariamente ammesso che non aveva nessuna intenzione di rimuovere lo sfruttamento.

“Ma cerco di non essere feticista, di non rimuovere lo sfruttamento che sta a monte di questi prodotti.”

Nel senso ne parlo ma mi fermo qui? La critica spesso serve solo a pulirsi la coscienza, poi si gira l’angolo si acquista un fiammante Macbook. Confesso che mi è venuta voglia anche a me ora che so che scrittori di chiara fama lo usano. Che dipenda da questo il loro successo?  Ma non è così che si risolvono i problemi. Le soluzioni non sono mai discrete: bianco o nero ma graduali e sarebbe stato gradevole sapere che certe critiche erano scritte con Libre Office. D’altronde Philip Roth come si evince dal filmato scrive sotto Ms Dos con un pc che credo sia un 486. Certo non è molto ma è già qualcosa  e se Wu Ming 1 desse una mano saremmo già in tre, perché questo pezzo è scritto con sistema operativo Ubuntu e Libre Office. Magari qualcuno deciderebbe di unirsi al gruppo e un po’ di capitale sarebbe rosicchiato al sistema tanto criticato. Magari non saremmo propriamente fuori ma almeno sul confine. Certo Roth è più fuori di me, chi usa software libero è più fuori di WuMing uno, ma ci vuole sempre chi fa la morale dall’interno, anche se probabilmente non sa entrare nella directory C:\ROTH\FATHERS (se ho letto bene).

“Certamente, costruire dal basso social media diversi, funzionanti con software libero e non basati sul commercio di dati sensibili e relazioni, è cosa buona e giusta. Ma lo è anche mantenere una presenza critica e informativa nei luoghi dove vive e comunica la maggioranza delle persone, magari sperimentando modi conflittuali di usare i network esistenti.”

Non ho capito bene cosa voglia dire ma spero di essere stato abbastanza conflittuale. E magari se ogni singolo facesse la propria parte con scelte e azioni concrete la maggioranza sarebbe da un’altra parte anche se non tagliata con l’accetta. Non entrerò nel merito della terminologia astratta: “il capitale ruba vite” e frasi del genere. Il capitale non ruba niente: in questo mondo ci sono persone che sfruttano mezzi e uomini per raggiungere un benessere maggiore. Queste persone hanno nomi, cognomi e sono iscritte all’anagrafe. I cambiamenti se mai potranno arrivare, arriveranno dalle scelte dei singoli individui e non da quattro scritti sull’affermazione necessitante storica del marxismo, nemmeno se il nome dell’editore è Einaudi. Perché non c’è nessuna evidenza, né alcuna prova storica che implichi questa affermazione. Il comunismo nella concezione filosofica di Marx è solo una forma di religione che crede nell’affermazione di certi principi etici e filosofici: un paradiso in terra che si dovrà affermare per forza solo per coloro che vedono la realtà annebbiata dai fumi dell’oppio.

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