Aborigeni australiani

Ritrovata, conservata e analizzata da un antropologo inglese la ciocca di capelli appartenuta a un aborigeno australiano ha permesso di reperire il genoma e dire qualcosa in merito alle migrazioni avvenute nel nordest dell’Africa.

L’analisi del DNA ha confermato che gli antenati degli aborigeni sono arrivati in Australia e hanno occupato l’intero continente senza che ci sia stata la presenza di altri gruppi. Gli aborigeni sono i diretti discendenti dei primi esploratori che lasciarono l’Africa e non manifestano nessuna mescolanza genetica con altri gruppi. La loro pelle scura indica la discendenza africana e il fatto di vivere nelle vicinanze dell’equatore, a differenza degli europei e degli asiatici il cui colore delle pelle più chiaro è il segno dell’adattamento per vivere in latitudini settentrionali.

“Gli aborigeni australiani raccontano una delle più antiche storie di migrazione di una popolazione che ha una continuità con il passato fuori dall’Africa Subsahariana fino ad oggi”, ha dichiarato il ricercatore Eske Willerslev del Museo di Storia Naturale della Danimarca. Willerslev è un esperto di DNA antico, che di solito è molto frammentato. L’uso dei capelli antichi ha ridotto la possibilità di mescolanza con geni europei ed ha permesso di evitare le polemiche relative all’uso di DNA di aborigeni viventi. La comparazione del DNA degli aborigeni e quello di altre persone nel mondo ha permesso di verificare che quando dall’Africa migrarono i primi gruppi di uomini gli antenati degli aborigeni si separarono dal gruppo principale molto presto, e prima che europei e asiatici si separassero fra di loro, scrivono il dott. Eske e i suoi colleghi in un articolo pubblicato online su Science.

La possibilità che gli europei si siano separati prima e che gli asiatici abbiano colonizzato l’Australia è da escludere.

Basandosi sul tasso di mutazione del DNA i genetisti stimano che gli aborigeni si siano divisi dai loro antenati eurasiatici circa 70.000 anni fa, e che gli antenati degli europei e degli asiatici si siano allontanati reciprocamente 30.000 anni fa. Sfortunatamente i dati genetici non forniscono informazioni sul luogo dove queste popolazioni si sono divise, se in India o addirittura prima che il gruppo primario lasciasse l’Africa. “Non possiamo inserire la geografia in questo studio”, ha dichiarato Morten Rasmussen, un membro del gruppo di ricercatori del Museo di Storia Naturale.

Il Dingo non era solo?

I dati genetici si basano su un insieme composto da statistiche e realistiche ipotesi, ma i tempi di separazione calcolati dai ricercatori danesi sono compatibili con gli affidabili dati archeologici, che registrano la prima presenza umana in Australia 44.000 anni fa. Gli aborigeni potrebbero essere arrivati diverse migliaia di anni prima.

L’occupazione aborigena dell’Australia presenta una serie di enigmi a partire dalla natura dei loro utensili di pietra. I primi utensili ritrovati erano molto più primitivi degli strumenti del Paleolitico Superiore che sono stati rinvenuti in Europa nello stesso periodo. “Non capisco come possano essere così primitivi”, ha dichiarato Richard Klein un paleoantropologo dell’Univeristà di Standford.

Probabilmente primitivi come i loro strumenti i primi abitanti dell’Australia devono aver avuto la tecnologia per costruire barche in grado di attraversare il punto più vicino dell’Asia a Sahul, l’antico continente che includeva l’Australia, la Nuova Guinea e la Tasmania prima dell’aumento del livello del mare che si ebbe con la fine dell’ultima era glaciale (10.000 anni fa). Ma non sono state ritrovate prove archeologiche che inducano a pensare a barche. Ha detto il dott. Klein.

Nonostante l’isolamento genetico ci sono prove di profondi scambi culturali avvenuti circa 6.000 anni fa. Gli utensili di pietra diventano molto più sofisticati e la popolazione cresce. Gli aborigeni non coltivavano piante né avevano addomesticato animali ma un cane selvaggio, il Dingo, appare per la prima volta nei ritrovamenti archeologici in questo periodo. I ricercatori guidati da Peter Savolainen del Royal Intitute of Technology di Stoccolma hanno segnalato questo mese sulla rivista “Proceedings” della Royal Society B che hanno tracciato la diffusione del Dingo attraverso le isole del Pacifico analizzando il DNA delle ossa dei cani della Polinesia.

Il Dingo è originario del continente asiatico ed è divenuto parte degli animali domestici (in senso lato quelli che vivono nell’ambiente creato dall’uomo) della Polinesia insieme al maiale, il pollo e al topo. Questi insieme hanno raggiunto la Nuova Zelanda nel 1250 dopo Cristo. Come il Dingo sia arrivato in Australia rimane un mistero”, scrive il Dr. Savolainen perchè nessun altro elemento della cultura Polinesiano è stato ritrovato in quei luoghi. L’aspetto ancora più strano è che i cani viaggiano sempre con i loro padroni ma non vi è alcun elemento genetico polinesiano nella popolazione degli aborigeni australiani.

La maggior parte dell’Australia è occupata da deserti ostili e queste barriere potrebbero avere impedito l’occupazione del territorio da parte sia di uomini che animali. Riferisce il dott. Klein. Gli antenati degli aborigeni furono molto fortunati nel trovare la via per il sud dove c’è più vegetazione, e il Dingo è un abile cacciatore, capace di badare a se stesso. Ma questo lascia inspiegato i cambiamenti culturali che hanno avuto inizio con l’apparizione del Dingo o subito dopo.

“Qualcosa di sostanziale è avvenuto in Australia tra i 6.000 e i 4.000 anni fa e questo ha coinvolto qualcosa di più del Dingo”, ha concluso il dott. Klein.

Liberamente tradotto dal New York Times

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