Il rovescio di Nole non è quello di Federer

Pubblicato su pianeta tennis.

La finale di quest’anno allo Us Open era da considerare uno spartiacque. Sembravano i fab four ma in realtà ne è stato sostituito solo uno: Roger Federer. Lo svizzero faceva coppia nelle finali con Nadal e ora Rafa fa coppia con Nole; altri incroci non sono consentiti, a quanto pare. Erano in finale i due giocatori che si sono divisi i tornei dello slam nell’anno 2011. Dividerseli proprio alla pari (due per uno) sarebbe stata la prima volta. Non è accaduto ha vinto Djokovic.

Partono subito bene entrambi i giocatori nel primo gioco. Scambi consistenti da fondo lasciano presagire che ogni colpo sarà lottato. La prima impressione è che Djokovic riesca a controllare bene la palla dello spagnolo, indirizzando e spingendo bene i colpi. Comunque Nadal chiude il proprio turno di servizio. Ma sarà il rovescio lento in back a portare Nadal al primo break della partita: toglie in questo modo ritmo a Djokovic, rallenta lo scambio e impedisce all’avversario di incontrare la sua palla più vivace. Ma vantaggio dello spagnolo durerà poco a causa dell’immediato contro break subito dopo un gioco non giocato benissimo al servizio. Il serbo prende il tempo sulla palla con il giro indietro che veleggia nell’aria.

La finale si trascina in modo robotico con scambi dal fondo ritmici e schematici, con Nadal che appare fuori ritmo sul proprio rovescio bimane. Sembra che la palla di Nole lo costringa a un ripensamento dello swing nel momento dell’esecuzione. Sarà infatti il rovescio a tradire lo spagnolo in più occasioni.

La partita si ravviva sullo scambio che porta Nadal alla palla per il 3 a 2. Gli scambi sono molto prolungati ma il giocatore che appare sempre di più in difficoltà è lo spagnolo che continua ad accorciare i colpi con il rovescio bimane. In occasione del break del serbo per il 3 a 2 e servizio la palla di Nadal sarà troppo lavorata e corta, consentendo a Novak di spingere con il dritto incrociato e trovare angoli irrecuperabili. Il serbo infilerà così quattro giochi consecutivi dal 2 a 0 per Nadal per arrivare sul 4 a 2. La rottura dello spagnolo è progressiva nel primo set: subisce un nuovo break sempre a causa del rovescio in top che esce troppo corto dalle corde e soprattutto il movimento appare insicuro. C’è troppa indecisione nel movimento e il back è solo di attesa con la traiettoria che si alza troppo. Nole entra bene con i piedi nel campo. Il primo set finisce 62 per Djokovic, con un parziale di sei giochi a zero.

Se Nadal ha sempre incastrato Federer nella diagonale dritto mancino sul rovescio, Nole sembra riuscire ad approfittare della situazione speculare: dritto di un destro sul rovescio bimane mancino.

Non cambia la situazione nel secondo set: Djokovic anche quando viene messo in difficoltà dal dritto di Nadal riesce a recuperare giocando sul rovescio dello spagnolo sul quale insiste praticamente sempre, su ogni colpo, appena può. Solo tre errori del serbo consentiranno a Rafa di strappare il servizio al suo avversario che continua a giocare sul rovescio facendo perdere campo a Nadal quando si sposta per colpire di dritto. Sul back di Nadal Nole è a volte addirittura due metri dentro il blu del campo.

Non sfugge il contro break a Nole con Nadal che colpisce non più di “cinque” dritti in un game prolungatissimo. Lo spagnolo non riesce a uscire dal pressing de serbo sul suo rovescio che però in questa fase del gioco sembra divenuto più costante. Due recuperi eccezionali di Nole e un clamoroso errore, compiuto in debito di fiato, dello spagnolo fanno risalire Djokovic che vince il primo gioco del secondo set. Dopo il game che sembra aver segnato gli equilibri del match la partita sembra segnata da due aspetti fondamentali.

  1. Una migliore risposta al servizio del serbo. Più penetrante e efficace sia di dritto che di rovescio.
  2. Una marginalità di errori di rovescio superiori per Nadal sulla diagonale con il dritto di Nole, che al contrario contrasta molto bene la palla di dritto di Nadal con la sua altezza e la presa bimane sul lato sinistro (rovescio).

C’è un terzo aspetto ed è quello del servizio ma forse è anche la qualità della risposta di Djokovic che fa sembrare meno efficacie il servizio di Nadal. I due aspetti sono interdipendenti.

Con Nadal che sembra pagare la mancanza di lucidità nell’esecuzione dei colpi a causa degli spostamenti per la ricerca del dritto al fine di proteggere il rovescio. Nole si porta 5-4 e servizio. Il secondo set si chiude 64 per il serbo.

Non si spezzerà l’incantesimo dell’incastro perfetto all’inizio nel terzo set: dopo quattro rovesci Nadal sbaglierà un dritto colpito in allungo e con cui aveva cercato di trovare un angolo eccessivo per uscire dallo schema che lo ha irretito sin dal primo punto. Seguiranno il break e il contro break fino al due pari con Djokovic che sembra leggermente calato nel ritmo di gioco con Nadal che riesce a prendere il controllo di qualche scambio in più rispetto ai primi due set, ma saranno le difese fuori dal campo di sotto i dritti di Nadal a consegnare il punto del 3 a 2 al serbo. Qui quello che sembrava essere un caso diviene un cambiamento: Nadal mette  i piedi nel campo ed è Djokovic a trovarsi nella condizione di dover recuperare le frustate di dritto del maiorchino che sale 5-4 per la prima volta nel match. Nel set in cui Nadal era riuscito parzialmente a contrastare il serbo saranno due punti dalla tattica e dall’esecuzione ineccepibile a portare Novak Djokovic a servire per il torneo sul 6-5, ma sprecherà l’occasione con un errore di indecisione e un dritto largo per mancanza di lucidità dopo tre ore e mezza di gioco. Sarà nel tie break del terzo set, complice la stanchezza e la grinta di Rafa, che nella gabbia in cui era chiuso lo spagnolo si aprirà uno spiraglio, che non rimarrà per molto aperto nel quarto set. Lo spagnolo cede quasi di schianto e subisce un 61 nel set più corto dell’intero match (42 minuti).

Novak Djokovic vince la sua terza prova dello slam del 2011, rovescia la situazione del 2010 a Flushing Meadows e mette il sigillo alla propria supremazia sullo spagnolo, almeno in questo periodo della loro rivalità.

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