Tennis USA

Erano alcuni anni che il tennis degli Stati Uniti lamentava la mancanza di giocatori di alto livello. Andy Roddick aveva tenuto alta la bandiera per diverso tempo da solo, dopo la fine dell’apice di carriera di Andrè Agassi e il ritiro di Pete Sampras. Vincitore di un unico slam, ma anche unico vincitore di major nel parco giocatori USA negli ultimi anni. Lo è ancora, ma dietro di lui al contrario di qualche anno fa quelle che erano promesse hanno regalato soddisfazioni agli appassionati in questo finale di stagione. Nei sedicesimi di finale dello slam americano tra gli ultimi 24 giocatori sono rimasti in corsa cinque statunitensi. Donald Young ha eliminato Wawrinka confermando almeno in modo parziale il talento che gli attribuivano. Avrà ancora molto da lavorare ma una vittoria nei confronti di una testa di serie è preziosa in queste occasioni per evitare di rimanere ancorato ad abitudini di gioco da classifica più bassa.

Mardy Fish ha avuto un’estate di forma che lo ha portato all’appuntamento di fine agosto con ottime prospettive. Sempre nelle fasi finali dei Master 1000 ha ceduto sempre e solo con giocatori più quotati. E’ stabile nei primi dieci dalla metà di maggio di quest’anno. Sembra che gli manchi ancora la chiave giusta per chiudere partite con avversari di maggiore maturità tennistica nelle fasi cruciali di uno slam, ma questi sono automatismi che si acquisiscono con il tempo e la perseveranza. Ha eliminato ieri Kevin Anderson al terzo turno ed è arrivato tra gli ultimi sedici giocatori dello Us Open. Se dovesse riuscire a concretizzare il lavoro nello slam di casa il prossimo anno potrebbe essere un giocatore diverso: più determinato, attento, e tatticamente più astuto.

C’è poi Bogomolov che si è unito al gruppo. Il cognome tradisce l’emigrazione da cui sono nati gli Stati Uniti. L’abitudine non ci permette di notare quelli anglosassoni, irlandesi o scozzesi, ormai da secoli entrati nell’anagrafe americana. In questo slam ha eliminato il connazionale Johnson e poi il brasiliano Dutra da Silva che aveva preso il posto di Robin Soderling. Affronterà oggi l’altro americano John Isner, che dall’alto della sua statura ha trovato una buona costanza di rendimento anche se gli mancano quei picchi che potrebbero farne un giocatore più solido e insidioso. Paga forse l’eccessiva statura in mobilità da fondo campo, ma è lì anche lui in questo settembre 2011. americani

In questo vivace tennis americano non poteva mancare Andy Roddick. Il ragazzo di Omaha  non ha voluto perdersi la parata dei connazionali nel fine settimana dei sedicesimi di finale a New York. Ha messo a frutto la sua esperienza e approfittato di un paio di turni non difficilissimi: Russell e poi Sock. Affronterà un Benneteau in gran forma in una partita piena di insidie.

Le fasi più difficili di uno slam (la seconda settimana) devono ancora arrivare ma gli sponsor statunitensi saranno felici della programmazione di oggi domenica 4 settembre che aumenterà, con quattro americani in campo, il numero di spettatori televisivi e di visitatori. L’unico che ha già giocato e vinto è Mardy Fish.

Se il tennis americano sembra essersi risvegliato, dorme invece ancora sonni tranquilli quello cinese e con lui tutto quello orientale. Da queste parti del mondo sembra essere difficile trovare un gruppo di giocatori continui e persistenti ad alto livello. Forse dovremmo aspettare che cambino le generazioni, perché le aspettative gettate su carta da tanta stampa specializzata sono disattese dalla realtà dei tabelloni.

Fabrizio Brascugli

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