La ricerca della creatività nel cervello umano (World Science Festival dot com)

Articlo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Cercare di comprendere il funzionamento del cervello umano è sempre stata una sfida di conoscenza da parte dell’uomo. Nel tempo sono stati cercati vari metodi per misurare le capacità intellettive e di problem solving della nostra mente e come accade per le caratteristiche di altre parti del nostro corpo non tutti gli uomini sono uguali. Anzi l’intreccio sinaptico e le connessioni del nostro cervello è unico per ogni individuo: pieno di lievi differenze, un numero maggiore o minore di relazioni. Così come le impronte digitali sono uniche, l’iride è unica, la nostra mente per la sua struttura ci rende individui unici e più o meno adatti a determinate attività.

Per calcolare le abilità del cervello sono stati studiati e approntati numerosi sistemi. Uno di questi è quello che calcola il QI (quoziente intellettivo). Il Mensa è l’associazione che predispone i test e certifica il QI degli individui. Chi supera il test entra a far parte di un ristretto numero di individui circa il 2% della popolazione mondiale.

Recenti studi hanno evidenziato, seguendo la vita di studenti brillanti che avevano un alto QI, che queste persone hanno raggiunto traguardi ragguardevoli nelle loro attività scientifiche e industriali: 2000 pubblicazioni scientifiche e 70 “American Men of Science”. Per la selezione degli studenti più brillanti Lewis Terman ha usato il test del mensa e la media del punteggio era di 151 QI.

Ma un uomo che aveva eseguito il test aveva un quoziente troppo basso per entrare a far parte dello studio. Si trattava di William Shockley premio Nobel per la fisica e co-inventore dei transitor. Come può essere accaduto? Qualcosa non torna. Se il genio fosse solamente la misura dell’intelligenza sarebbe sufficiente il test del Mensa.

Così la domanda su cosa in realtà misuri il test del mensa e quali possono essere invece le caratteristiche di coloro che hanno idee innovative è essenziale. La creatività è infatti un’abilità che non è facilmente ascrivibile a una risoluzione di test che prevedono la valutazione della velocità nel risolvere problemi. Si fornisce una serie numerica o di figure e si chiede di trovare l’ordine dietro un disordine apparente. Viene chiesto di scoprire le connessioni, vedere le relazioni che legano gli elementi, ma si tratta pur sempre di serie limitate, semplificate rispetto alla realtà che l’uomo ha davanti nella vita. E comunque già date e consolidate da parte di chi fornisce il test e lo corregge. Ci sono quindi due aspetti da prendere in considerazione: il primo è che la fantasia e la creatività sono limitate dalla ridotta complessità del test; il secondo è che non è richiesta nessuna perseveranza nel portare aventi un’idea perché è già acclarata la soluzione.

Si rischia di non prendere in considerazione quello che viene chiamato “pensiero divergente”, che è stato analizzato, per esempio, “scannerizzando” l’attività celebrale di soggetti a cui era stato chiesto in quanti modi poteva essere utilizzato un oggetto comune come un mattone, oltre la sua funzione originale (Marcel Duchamp insegna). Le risposte sono state classificate in base a una scala di originalità: dal gettarlo alla finestra (meno originale), a chi ha pensato a dei gemelli per il grande gigante verde (la più originale).

E’ infatti evidente che nei test non è richiesto di scoprire qualcosa di nuovo e di sostenerlo magari in controtendenza come è accaduto a Galileo, Darwin e altri. Il test quindi valuta caratteristiche imprescindibili che sono alla base dell’intelligenza umana, ma sembra che ne sottovaluti altre.

La nostra mente utilizza creatività e rigore logico in modo interdipendente fra loro: con la prima si cercano soluzioni e con il secondo si vaglia e si controlla l’affidabilità dell’idea proposta. Esiste il gigante verde? Forse non c’è nemmeno una divisione netta tra le due caratteristiche che spesso intervengono in modo sincrono in ogni momento dell’attività del pensare.

Recenti ricerche hanno mostrato che anche il numero di idee elaborate è strettamente collegato all’intelligenza. Ma una mente prolifica di idee deve avere anche il freno logico della razionalità che le mette al vaglio e le scarta se troppo fantasiose. Questo secondo aspetto è più tipico di chi svolge attività collegate alle scienze in generale, mentre una prolificità più libera è tipica di chi lavora nel campo dell’arte e della letteratura. In una fiaba è inutile un controllo di veridicità sul gigante verde.

Se la fantasia non sorretta dalla logica diviene una marmellata indistinta, come sosteneva Italo Calvino (sul blog c’è un video in merito a questo) una solida capacità analitica privata della creatività può precludere ogni strada all’innovazione.

Un altra qualità però sembra essere essenziale in questo processo di acquisizione di conoscenza, scoperta, controllo e innovazione: ed è identificabile con la frase di Galileo Galilei: “eppur si muove”. Si tratta della determinazione, la volontà di non scoraggiarsi nello spingere e sostenere il risultato del processo creativo. Anche qui serve il rigore logico per affermare ciò che non si riesce a criticare e falsificare, anche se riceve continue obiezioni a causa di un consolidato schema interpretativo. Creatività intesa come originalità, controllo delle affermazioni, e forza propositiva, tenacia, divengono i principali aspetti dell’intelligenza che lavorano in modo sinergico.

Per chi non ha un buon punteggio al mensa quindi c’è sempre qualche possibilità. Molto spesso le idee degli artisti hanno fornito lo spunto per creazioni della tecnica opportunamente inserite tra i limiti della fisica e della matematica. La società con le diverse predisposizioni degli individui è essa stessa fonte di idee, è sufficiente cercare. Al contrario una visione ancorata alle ancore di un metodo, o di una consuetudine, impedisce di vedere connessioni semplici per trovare soluzioni diverse o completamente nuove. E’ priva della disinibizione necessaria per la nascita di idee originali. Infine la forza propositiva dipende anche dal rigore con cui abbiamo controllato un’ipotesi.

Altrimenti il gigante verde rimarrebbe senza gemelli.

Riferimenti: World Science festival, Searching for Genius in the Brain.

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