free will

La domanda non è di quelle che da poco, perché la tentazione di attribuire a entità trascendenti avvenimenti tipicamente umani è una delle debolezze logiche in cui gli uomini cadono molto spesso per non dire sempre. Lo fanno le persone per se stesse quando gli accade qualcosa di piacevole, cadono in questa facile deriva intellettiva anche coloro che vedono nelle catastrofi l’intervento divino. Quindi Dio sarebbe grande quando permette al colonnello Gheddafi di prendere il potere o quando una rivoluzione armata lo destituisce? Gli unti dal signore iniziano a essere un po’ troppi per non vedere un’intenzionalità propriamente umana e poco divina. Ci si fa belli quando è andata di lusso o di culo, ingannando i più ingenui. Trovare un’intenzionalità negli eventi ha agevolato la nostra specie a sopravvivere, un singolo individuo alla volta, ma sarebbe un’abitudine genetica da lasciarsi alle spalle. Credere di essere l’oggetto di benevolenza di un’entità superiore fornisce una capacità di resistenza maggiore quando le cose vanno male e libera endorfine quando vanno bene. Ma un vantaggio dato da una menzogna non la rende una verità. Quando è grande Dio? Solo quando decidiamo che lo sia.

Il libero arbitrio è un problema aperto e se non dovesse esistere anche l’ipotetico castigo verso una scelta umana sarebbe privo di senso. Ma qui la questione si allarga e in merito ho un’idea di libero arbitrio parziale che si conquista con il tempo, la conoscenza, e una consapevolezza acquisita negli anni. Esiste una tendenza a divenire liberi: alcuni non lo sono mai, altri solo parzialmente, in modo assoluto nessuno. Qui mi discosto da Sam Harris.

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