Gli spogliatoi sono luogo dove anche i tennisti spesso si dedicano al gossip, il pettegolezzo italiano insomma: un’occhiata l’avversario, una battuta, l’attenzione dedicata a trovare un punto debole di colui che potrebbero incontrare nella partita successiva. Andy Murray non sembra però prestare molta attenzione alle parole che circolano tra i corridori e gli spogliatoi. Infatti in relazione all’infortunio di Novak Djokovic ha dichiarato, dopo la vittoria di Cincinnati, che non era conoscenza del problema del serbo e che, se aveva avuto un problema per 10 giorni, Nole aveva fatto un buon lavoro riuscendo a giocare nonostante l’infortunio.
Ma due giorni prima il francese Gael Monfils, che era riuscito a strappare un set a Djokovic pur perdendo la partita, aveva detto: “ovviamente era leggermente sofferente. La sua spalla non sta tanto bene”.
Lo stesso Novak aveva dimostrato di essere perfettamente a conoscenza le condizioni fisiche di Tomas Berdych prima che il ceco si ritirasse nel corso della semifinale di sabato scorso. “Sapevo cosa stava accadendo. Lo sapevo da prima.”
Così sul Guardian Kevin Michell suggerisce Andy di prestare più attenzione alle voci di corridoio. Anche se certi atteggiamenti sembrano dovuti a tattiche psicologiche piuttosto che a mancanza di attenzione. Mai dare soddisfazione, o troppa soddisfazione, all’avversario perché alla fine potrebbe pensare di aver potuto vincere l’incontro se fosse stato in perfette condizioni fisiche. La percezione psicologica di superiorità rimarrebbe intatta e questo lo vuole Djokovic ma ovviamente non Murray. Nessuno desidera perdere i propri vantaggi, acquisiti con vittorie durante tutto l’arco dell’anno, e dall’altro lato nessuno ha intenzione di farli persistere facendo rimanere nella mente un’idea ipotetica che non si è realizzata. “Ha perso, tutto qui”, è la frase che lo scozzese sembra voler dire senza proferirla.

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