tagli della spesa e rivolte

Dallo scorso anno l’Inghilterra ha intrapreso una politica di austerità e tale condizione è collegata alla necessità di ridurre il debito pubblico, così come accade in tutti i paesi nel periodo più profondo di questa crisi economica. I tagli però, secondo alcuni studi, sono correlati a un aumento dei disordini sociali, in quanto la riduzione della spesa pubblica finisce per intaccare lo Stato sociale riducendo il benessere delle classi più deboli già in difficoltà. Negli ultimi 100 anni infatti la riduzione delle spese è sempre stata correlata con l’aumento del crimine. Perciò, considerato che la rivolta di Londra anche se scioccante non è la prima, le probabilità che sia seguita da altri disordini in altri Stati non è un’ipotesi poco plausibile. In Grecia tali condizioni si sono già verificate  e in presenza di queste condizioni si sono avute rivolte popolari e scontri con la polizia. Lo studio ha messo in correlazione in modo chiaro la politica di ridimensionamento del debito con le stabilità politica recente, e i dati sono inequivocabili. Gli autori dello studio “austerità e anarchia: tagli della spesa e agitazioni in Europa, 1919-2009”, Jacopo Ponticelli e Hans-Joachim Voth, hanno esaminato questa relazione definendo “chaos” la somma totale delle dimostrazioni, rivolte, scioperi, assassini nei singoli anni in ogni paese.  Nella parte destra del grafico si trovano invece le correlazioni con gli avvenimenti  non aggregati. La conclusione è anche facilmente visibile dal grafico. In questo modo nel pieno della parte bassa della curva della crisi economica gli Stati dovranno mettere in previsione di spendere una parte dei tagli per sedare le rivolte e per i danni provocati dalle stesse.

The Atlantic

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