Imagine

Prima  di immaginare di vivere in pace John Lennon premise  l’assenza del paradiso, dell’inferno e infine delle religioni.

Cosa vuole esprimere Lennon con “senza religione”? Per iniziare un modo senza messaggi divini o messaggeri divini, come Osama Bin laden che induce alla violenza. Un modo in cui gli errori, come quelli che hanno causato la morte di persone durante il land scape dell’uragano Katrina non possano essere attribuiti a una volontà divina. Dove i politici non siano così presi dalla loro competizione di dimostrare chi crede maggiormente nell’irrazionale e nell’insostenibile (ce ne sono molti dalle parti della penisola le dichiarazioni in merito agli ultimi avvenimenti di Oslo ne sono solo un’ulteriore macabra conferma. Ndt).

Un modo dove il pensiero critico sia un ideale e un obiettivo che merita essere raggiunto per mezzo dell’educazione. Un mondo che abbia un senso per essere il più possibile sintetici.

Negli ultimi anni scienziati specializzati nello studio della mente umana hanno iniziato a svelare le ragioni che sono alla base della nascita e della presenza delle religione. Si tratta di una specie di analisi del codice genetico (DNA) delle religioni. In merito sono state prodotte teorie robuste basate su evidenze empiriche tra le quali le immagini delle aree del cervello umano al lavoro. Questi lavori avvalorano la conclusione che sono stati gli uomini a creare Dio, non il contrario. Così più comprendiamo le ragioni scientifiche e razionali di noi stessi più ci avviciniamo a un mondo senza paradiso, inferno e religione.

Così come la struttura del DNA è fisiologica, i meccanismi psicologici dietro la predisposizione alla fede si sono evoluti nel corso di eoni (miliardi anni) per mezzo della selezione naturale. Tali meccanismi hanno aiutato i nostri antenati a lavorare in modo efficace in piccoli gruppi al fine di sopravvivere e riprodursi e si sono sviluppati a lungo tra i mammiferi, i primati e i raccoglitori -cacciatori africani prima che fossero cristallizzati dalla storia.

Un esempio è il fatto che nasciamo con un forte bisogno e desiderio di attaccamento, identificato nel 1940 dallo psichiatra John Bowlby e approfondito dalla psicologa Mary Ainsworth. La sopravvivenza individuale è ricca di protettori a cominciare dalle nostre madri. L’attaccamento viene rinforzato a livello psicologico per mezzo della chimica del cervello in modo tale che ognuno di noi ha evoluto ed eredita una parte del cervello completamente dedicata alla funzione dell’attaccamento. In questo modo si spiega come l’uomo sia portato a espandere questo proprio bisogno verso figure di autorità di vario genere all’interno della società: leader politici e carismatici, leader religiosi, e infine le divinità. Dio diventa in questo modo un super “genitore” che ha le capacità di proteggerci e prendersi cura di noi anche quando i nostri sistemi di difesa corporei vengono meno.

Gli scienziati hanno individuato 20 solidi blocchi che sono la conseguenza dell’adattamento e che formano le fondamenta delle religioni. Come l’attaccamento sono meccanismi alla base delle relazioni sociali umane. Lo studio delle immagini del cervello presso The National Institute of Health ha mostrato che quando ai soggetti venivano letti argomenti riguardanti la religione e gli veniva chiesto se erano d’accordo o in disaccordo venivano coinvolte le aree del cervello predisposte a intessere i rapporti con gli altri ed erano coinvolte le reti neuronali predisposte al controllo del comportamento sociale umano.

Tra questi adattamenti psicologici collegati alla religione c’è il desiderio di reciprocità, la tendenza ad attribuire all’uomo le cause di un evento sconosciuto, la capacità di provare l’amore romantico, il robusto odio nei confronti degli estranei al gruppo e l’altrettanta robusta lealtà all’interno di gruppi di parenti o alleati. Le religioni sfruttano, utilizzano e dirottano queste caratteristiche. La rivalità tra Mussulmani Sunniti e Sciiti, per esempio, o le battaglie dottrinali tra Protestanti e Cattolici riflettono la tendenza di una logica di gruppo.

In aggiunta a questi adattamenti gli uomini hanno sviluppato la rimarcabile abilità di interpretare i pensieri e i sentimenti degli altri in modo da creare una una complessa interazione anche con chi è invisibile. Nella nostra mente possiamo dissociare la cognizione del tempo, del luogo e della circostanza. Possiamo prendere in considerazione cosa gli altri possono fare al nostro posto; abbiamo l’abilità di progettare scenari futuri; possiamo ricordare eventi passati. Si tratta di un passo facile affermare di parlare con i morti, creare divinità immaginarie e pregarle.

Il professore di psicologia Paul Bloom osserva che “per gli essere umani è spesso utile lavorare insieme…il che significa che sarebbe una caratteristica positiva per la sopravvivenza saper valutare la gentilezza o la cattiveria degli altri individui”. In una ricerca innovativa Bloom e il suo team hanno dimostrato che i bambini di un anno di età possiedono un innato senso di ciò che è giusto o sbagliato, del buono e del cattivo e dell’onestà e della disonestà. Quando veniva mostrato un pupazzo che scalva una montagna e un altro pupazzo ostacolava o aiutava il primo i bambini si orientavo nei confronti del burattino utile. Perciò erano da considerare in grado di esprimere in giudizio sociale tale da poter essere associato a una valutazione morale.

Michael Tomasello, psicologo dello sviluppo, che ha co-diretto il Max Plank Institute for Evolutionary Antropology a Leipzig in Germania ha portato avanti un lavoro sulla morale e i ragazzi in età molto giovane. Con i suoi colleghi ha prodotto abbondante materiale che ha dimostrato la capacità dei ragazzi di comportamenti altruisti. Tomasello suggerisce che l’uomo possa nascere tendenzialmente altruista e che poi impari strategie per la salvaguardia dei propri interessi.

Oltre ai meccanismi adattivi gli scienziati hanno scoperto spiegazioni neurologiche per ciò che viene interpretato come una prova dell’esistenza divina. Lo psicologo canadese Micheal Persinger, che ha sviluppato un lavoro chiamato “l’elmetto di Dio” il quale blocca la vista e il suono ma stimola il lobo temporale del cervello, ha notato che molti dei suoi pazienti hanno dichiarato di aver avuto la sensazione della presenza di “un altro”. In relazione alla propria cultura, storia sociale e personale, hanno interpretato la sensazione di questa presenza come una figura soprannaturale o religiosa. E’ abbastanza plausibile che la conversione di San Paolo sulla via di Damasco sia stata dovuta, in realtà, a un attacco epilettico del lobo temporale.

Più comprendiamo la psicologia e la neurologia e più comprendiamo le basi delle religioni. Alcuni di questi come la predisposizione all’attaccamento spingono verso una credenza negli dei e rendono estremamente difficile un distacco da tali credenze, anche se è possibile.

Possiamo essere una specie migliore se prendiamo coscienza che la religione è un costrutto tipicamente umano. Dobbiamo a noi stessi come singoli individui e come apparentamenti alla specie umana prendere in considerazione le reali radici della fede religiosa, affinché si possa considerare la vita per ciò che è, utilizzando il migliore adattamento della nostra mente: l’abilità di usare la razionalità.

Proviamo a immaginare.

Tradotto dal Los Angeles Times, 18 luglio 2011. Link alla versione inglese. Via RDF Foundation.

J. Anderson Thomson è psichiatra presso l’Università della Virginia. E’ Membro della Richard Dawkins foundatio for reason and science.

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