maestro Yoda

Non ha realizzato il Grande Slam; non ha eguagliato il record di Sampras a Wimbledon; non ha eguagliato il record di Bill Tilden che vanta 7 titoli allo Us Open; non ha superato il record di 5 master tour final, è alla pari con Ivan Lendl. E’ quarto nella classifica dei titoli dell’era open con 66; sopra di lui ci sono McEnroe con 77, Lendl con 94, e Jimmy Connors primo con 109 se questo sito è aggiornato (il primo che ho trovato a causa della fretta). E’ ottavo nella classifica del numero dei match vinti con 743. Davanti a lui ci sono Sampras, Edberg, McEnroe, Agassi, Vilas, Lendl con 1020, e Connors con 1222. Quindi secondo i numeri non è stato (comunque ancora non è) il miglior giocatore sull’erba, non è stato e siamo sicuri che non sarà il miglior giocatore su terra battuta, non è stato (comunque non ancora) il miglior giocatore allo Us Open, non ha mai avuto un rendimento talmente continuo e poliedrico che gli permettesse di vincere tutte e quattro le prove dello slam nello stesso anno. Nadal ha fatto meglio di lui come capacità di adattamento tra erba e terra rossa, infatti ha vinto due Wimbledon e Roger un solo Roland Garros anche se lo spagnolo ha una sola vittoria allo Australian Open e a New York. Lette così per essere definito il più grande di “sempre del sempre”, o GOAT, manca qualcosa, almeno un altro Wimbledon…perché per sempre si intende sempre. L’avverbio nel suo significato non ha la predisposizione a fare differenze tra epoche o ere che siano tennistiche o geologiche. E’ chiaro che alla soglia dei 30 anni la forza mentale viene meno: non sono i riflessi, non è la rapidità d’esecuzione, il colpo d’occhio, un’indecisione in una frazione di secondo, un ritardo infinitesimo che si somma, implacabile, a ogni scambio. No! Trattasi d’indefinita, imprecisata, forza mentale. Che la forza sia con te Roger Federer! D’altronde

“difficile da vedere il lato oscuro è”.

(Yoda)

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