Se non si dovesse raggiungere il quorum non si tratterebbe di una sconfitta politica, solo di una scelta, ma della persistenza della vittoria dell’assoluta mancanza di senso critico e razionalità nel paese Italia, nonché dell’affermazione di una subdola prepotenza con la quale di fatto un 30% (più o meno) della popolazione riesce a imporre la propria volontà non dichiarandola. Un luogo, questo paese, dove si continuerebbe ad avere affluenza alle urne per votare liste e candidati senza la possibilità di attribuire una preferenza e si declina sulla possibilità di scelta o comunque sull’eventualità di influire su argomenti chiari e circostanziati, solo perché è il modo più sicuro per imporre le proprie idee. L’astuzia machiavellica di chi utilizza l’ignavia per fini personali, minoritari e parziali è sempre esistita ma nella penisola è considerata quasi un virtù. E’ già accaduto in passato per il referendum sulle staminali. Con la somma di coloro che non votano per disinteresse e coloro che non votano per interesse finisce che in Italia furbizia e ignavia formano un alleanza terribile quanto solida a vantaggio di una parte che potrebbe anche essere definita un’oligarchia allargata.

Se certi avvenimenti dovessero ripetersi, se i quorum non dovessero essere raggiunti in uno o più referendum, non mi stupirei più di tanto. Sarei sicuramente più sorpreso se dovesse cambiare qualcosa, se gli italiani tornassero a essere quelli il cui senso civico e la cui razionalità (non la furbizia) li spingeva ad andare a votare: sul divorzio nel ‘74, sul nucleare  nell ‘87, sull’aborto nell’81. Chissà chi sono diventati quegli uomini e quelle donne? Domani andrò al seggio di mattina presto sarà un’occasione per arrivare al mare altrettanto presto, dopo aver votato.

Annunci