L'ultimo Wimbledon

Articolo pubblicato su Pianeta Tennis.

Scrivere dei record dello svizzero è ormai superfluo: è il giocatore più vincente nella storia del tennis con i suoi 16 titoli dello slam (record assoluto) per i quali avrà adibito a museo una stanza di una delle sue abitazioni. Ha raggiunto 22 finali slam, ha eguagliato il record di Connors di 27 quarti di finali consecutivi nei tornei major, ha vinto sei Wimbledon, solo uno in meno di Pete Sampras, ma è a due titoli dal record di Bill Tilden allo Us Open (l’avversativa si capirà dopo). Insomma un grandissimo campione che però forse ha perso l’occasione di ritirarsi al momento opportuno, ovvero da vincitore quando era all’apice della sua carriera e forma tennistica.

Negli ultimi anni è infatti leggermente calato in modo progressivo e costante. Ha iniziato a perdere con più avversari, più spesso e attualmente non vince una prova dello slam dallo Australian Open del 2010, quando vinse su Murray, più di un anno fa. Andy a differenza dello svizzero è tornato in finale quest’anno.

Il tennis è uno sport particolare in cui la reattività gioca un ruolo fondamentale. Sembra proprio che lo svizzero abbia perso la propria rapidità istantanea sul campo; quella che gli permetteva di veleggiare da una riga laterale all’altra arrivando sempre con perfetto timing sulla palla. Ha resistito molto bene all’evidenza, e spesso appare un po’ risentito di fronte a domande che riguardano il suo lieve calo, ma appare incontrovertibile che il tempo passa e che più si va in là negli anni e più si riducono le possibilità di essere competitivi come lo si era in precedenza. È vano pensare e ostinarsi a credere di poter migliorare con il passare degli anni quando tutto sembra far supporre di aver ormai raggiunto l’apice, e di essere ormai nella parte destra e discendente della parabola.

Questo naturalmente non implica necessariamente che Roger Federer non abbia ancora le capacità e le possibilità di tornare a vincere una prova del grande slam, anzi molto probabilmente lo svizzero sta proprio lavorando per questo. Un’altra vittoria gli consentirebbe di ritirarsi da vincente, al meglio delle proprie possibilità, con il record assoluto di 17 prove dello slam vinte, difficilmente raggiungibile da altri. Appare anche abbastanza intuibile dai numeri della storia tennistica di questo campione che il suo obiettivo, anche se non esplicitamente dichiarato, è da considerare Wimbledon per almeno due ragioni:

la prima è che gli manca un solo titolo per eguagliare il record di Pete Sampras;

la seconda riguarda lo straordinario feeling di questo tennista con il gioco sull’erba e la grande affezione che lo lega a quello che è stato più volte definito “il suo giardino”.

Il Roland Garros sembra far parte di una strategia a cui non dedicare troppe energie: ne ha vinto solo uno ed è stato quello (se pur senza incontrare lo spagnolo Rafael Nadal la sua bestia nera sulla terra rossa) che gli ha consentito di dimostrare di essere in grado di vincere su tutte le superfici, come è successo a pochi altri. Un’altra vittoria allo US Open lo lascerebbe comunque dietro a Tilden che vanta sette vittorie di cui sei consecutive. Wimbledon invece già quest’anno consentirebbe a Federer di eguagliare Pistol Pete. Se riuscisse a portare a casa il titolo del 2011 ritirarsi dopo l’ennesimo straordinario risultato sarebbe una scintillante chiusura della carriera tennistica di Roger Federer anche se questa eventualità potrebbe aprire la sua mente alla speranza di una ottava vittoria nel 2012 per mettere un sigillo definitivo di supremazia sui campi inglesi.

Comunque vadano le cose non sarà una scelta facile, infatti più passa il tempo e più diminuiscono le probabilità di riuscire, mentre l’andamento lento di discesa non si addice alla personalità dello svizzero né alla sua caratura tennistica.

In questo modo Roger sembra schiacciato dal peso della sua storia che rende stonato un ritiro incolore e lo costringe a sfidare il passare dei giorni.

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