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Campi periferici del Foro Italico

Non sono abbastanza conosciuto, questo è il problema, di conseguenza non posso nemmeno lamentarmi del fatto che non ho l’accredito. Di questo passo, mi rincresce per i miei quattro o cinque lettori, ma non potrò mai coprire l’incommensurabile cifra di 200 slam. Non sono sono nemmeno riuscito a entrare nel nuovo campo centrale, ho acquistato da un bagarino un biglietto per 22 euro che mi consentiva l’accesso solo sul Pietrangeli (lui sì che qualche slam lo ha fatto).

Ma andiamo per ordine. Parto alle 8 e 20 del mattino. Da dove mi trovo riesco a raggiungere la capitale in meno di un paio di ore. Il problema vero è la capitale. Infatti sul grande raccordo anulare mi accorgo che i lavori iniziati nel 2007 non sono ancora finiti. Salaria in tutti i sensi con cui si può interpretare il vocabolo. Sbaglio regolarmente uscita: prendo la 8 invece della 7 che mi consentirebbe di essere più diretto (come sempre del resto). File, code e semafori e finalmente i cartelli rigorosamente coperti dalle fronde primaverili di qualche albero, ma li vedo e seguo le indicazioni. La strada a questo punto è conosciuta.

Trovo parcheggio nelle vicinanze di quella struttura ministeriale ingombrante quanto il suo passato. Decido di camminare e in dieci minuti sono davanti alla biglietteria. Ho l’impressione che la fila sia poca per un evento in cui giocano uomini e donne nella stessa settimana. Qui trovo il bagarino che mi salva dall’attesa che peraltro non sarebbe stata eccessivamente lunga. Sono all’interno.

C’è gente! Si cammina non troppo bene in prossimità dei campi sotto i pini, ma non c’è calca. Mi sarei aspettato più visitatori.

Sprazzi di Brianti, che perde. Ignazio Chela gioca ormai da anni, lo ricordo rincorrere la palla di Marcelo Rios, invano. Cammino e regalo una copia del libro al vice direttore.

Wawrinka e Volandri sul Pietrangeli: passa il primo set mentre si parla d’altro. Racchette pesanti, più pensanti. Lo svizzero è largo il doppio di torace rispetto all’italiano. Lo osserviamo di profilo. 6-1 e ce ne andiamo. Passeggio senza meta tra gli stand dove acquisto un cappellino per il sole che si fa sentire, ormai è l’una passata.

Stosur, Querrey e Alamgro sotto un sole a picco. Inizio a sudare leggermente, addento un trancio di pizza e bevo un litro e mezzo d’acqua senza accorgermene. Mi alzo.

Guardo il tabellone e vedo che Paolo Lorenzi è sei pari con Nadal. Vince il tie break. Penso che non ce la farà, cederà alla lunga. Continuo a camminare ormai senza meta. Nieminen che si allena e poi alcune ragazze. Voci. Voci, laterali e in sottofondo: “sono più alte di te. E anche più grosse”. “Anche se nel tennis non è tutto.” Penso che non sembra tutto ma lo è, anzi è sufficiente molto meno di un’evidenza; ho sempre in mente Lorenzi. Perderà anche se si è guadagnato il passaggio su Radio Capital che sentirò in auto al rientro. La solita retorica che parte dal mito (di Nadal) per annientarlo e cercarne un altro in sostituzione, stavolta la realtà si è messa di mezzo, ma la dinamica è questa. Djokovic è in corsa per il mitologico numero uno. Vincerà facilmente la partita di primo turno.

Cammino ancora. L’ampio slargo sull’angolo sinistro del centrale mi sembra più piccolo dopo averlo percorso un numero di volte che non ricordo. “La Schiavone incontrerà i fan”, segue un orario sulla scritta. “La Pennetta incontrerà i fan alle 15.30”. Nel frattempo portano via Francesca su una macchinetta di quelle del golf, al grido “Francesca! Francesca!” di un gruppo di fan-atic. Immagino che nel centrale facciano entrare anche qualche leone, magari da un’entrata nascosta, laterale.

Gianni Clerici presenterà il suo nuovo libro di poesie allo stand villa Phamphili, o una cosa del genere. All’orario stabilito: le 15 e 30. Ma c’è solo Rino Tommasi che firma un autografo e a cui chiedono qualche foto ricordo. Aspetto, poi mi incammino verso il campo in cui giocano Fisch e Ljubicic; dalle spalle delle persone intravedo qualche colpo, quindi decido di tornare indietro. C’è ancora sempre e solo Rino Tommasi: “Clerici è sempre in ritardo”. Ha cambiato quattro editori in altrettanti anni. Mondadori, Rizzoli, Fazi ora Fandango penso che forse un giorno ci incontreremo “del cammino a mezza via”. Dopo venticinque minuti ancora nulla, la prima donna ancora non arriva, si fa attendere. Me ne vado, di scrittori in fondo ce n’è già uno.

Non arriverò mai allo slam numero 200, non ho l’accredito.

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