tennis_diavolo“Ma vada al diavolo!”, “Ma che sport del diavolo!”, affermato con il tono di chi non sopporta più qualcosa che al tempo stesso lo affascina e lo intriga. “Questa cosa è diabolica”. Lo sport del tennis è sempre stato associato a una sorta di diavoleria per tante ragioni: le partite possono cambiare da un momento all’altro; è tecnicamente difficile, non sempre sono chiare le ragioni che sono alla base delle vittorie e specularmente delle sconfitte. Gli stessi campioni sono stati storicamente attaccati in modo superstizioso alle proprie racchette e alle proprie manie come se non riuscissero a padroneggiare al meglio i motivi delle loro vittorie. Lendl si strappava le ciglia in un tic nervoso che lo mettesse al riparo dalle sconfitte; Nadal sistema sempre le sue bottiglie nello stesso modo al cambio campo; la storia del tennis è piena di diavolerie, compreso un gatto nero in campo portato da Nastase per impressionare Panatta. Però l’onere della prova spetta a chi pronuncia certe frasi e al momento non risulta che ci siano evidenze sufficienti in merito all’esistenza del diavolo, tanto meno sul fatto che si occupi di tennis, che ami impugnare una racchetta e confondersi con il colore della terra (rossa).

E’ molto più semplicemente uno sport di dettagli, piccolezze. Un ambito in cui le spiegazioni razionali non possono prescindere nemmeno dall’infintamente piccolo, figuriamoci se possono farlo da qualcosa di più evidente. E’ facile sbagliarsi nel tennis sia quando lo si gioca che quando lo si racconta. L’andamento di una partita a volte si fiuta nell’aria. Si evince da un gesto, una smorfia camuffata, un refolo di vento improvviso, un errore banale, un nastro, un punto casuale ma non troppo, una mano, un aiuto, un errore arbitrale, il flash di un forografo. Ma al tempo stesso è uno sport limpido per chi sa osservare con attenzione. Un luogo della logica in cui ogni dettaglio trova il suo ordine, perché è un battito d’ali di pensiero che crea il campione e un battito di distrazione, noncuranza, e pigrizia lo distrugge. Può sembrare diabolico ma è solo un ordine logico. Guardare dove nessuno ha mai guardato, o dove tutti poggiano gli occhi ma non vedono per eccessiva abitudine.

Il diavolo non ha mai preso una racchetta in mano in vita sua, forconi magari sì. Il resto sono tutte diavolerie.

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