Il rovescio di Novak Djokovic

Novak Djokovic mette nel proprio curriculum il torneo di Madrid e stavolta ne fa le spese il super favorito Rafael Nadal, sconfitto 7-5, 6-4. Il serbo dichiara a tutti gli appassionati, agli avversari e agli addetti ai lavori che è in grado di vincere su tutte le superfici. E’ vero che il torneo di Madrid è un po’ in altura circa 600 metri sul livello del mare e si sa i record si conquistano soprattutto sopra il livello del mare. Ma quello che ha impressionato maggiormente di Novak è stata la disinvoltura di gioco. Accelera e rallenta con entrambi i colpi in totale disinvoltura, alza le traiettorie sempre nei momenti opportuni. Riesce a scegliere e decidere, senza che nessun dubbio lo assalga, quando è inopportuno giocare un vincente perché fuori equilibrio o portato all’estremità del campo. Con la stessa sicurezza gioca colpi bassi sulla linea della rete e ficcanti sia di rovescio che di dritto. La Head deve aver fatto proprio un buon lavoro per riuscire a mettere in condizione Djokovic di giocare con una gestualità che sembra essere inseparabile dal pensiero che precede l’azione. È indubbiamente bello vederlo colpire con la tranquillità di chi ha acquisito una padronanza che gli permette di gestire le competizioni sapendo di poter alzare il livello di gioco nei momenti decisivi. Sembra che il suo gioco sia inscindibile in singole parti, appare un’unità, anche se è stato costruito pazientemente lavorando su ogni singolo colpo, a partire dal servizio che negli anni scorsi era sempre stato poco efficace. Leggi su Pianeta Tennis.

La forma fisica affianca il serbo e la sua tecnica in modo impeccabile. Lo si è potuto notare anche nella semifinale con Bellucci, quando Nole, indietro di un set e 3-1 nel secondo, è riuscito a rovesciare le sorti dell’incontro sfruttando un calo fisico dell’avversario e la sua capacità di prolungare concentrazione e sforzo fisico.

Al contrario Nadal non è parso al meglio della propria condizione. In particolare i suoi colpi specialmente nella seconda frazione di gara erano oltremodo troppo corti. La pallina ricadeva spesso nei pressi della linea bianca del servizio e seppur carica, come al solito, di molta rotazione era facile preda degli anticipi di Djokovic. Lo spagnolo, spinto oltre la linea di fondo campo, colpiva molto alto sopra la rete cercando lo scambio dritto-rovescio con Novak. Ma la tattica che ha spesso portato i suoi frutti contro Roger Federer si è dimostrata inefficace contro il rovescio bimane del numero due del mondo, il quale entrava bene in anticipo e sempre in appoggio sulla gamba destra, così riusciva a chiudere angoli strettissimi anche per il dritto dello spagnolo. La palla bassa sulla rete e profonda toglieva tempo a Nadal che, specialmente nel secondo set, è rimasto imbrigliato in uno schema consolidato negli anni ma che non portava i frutti sperati.

La forza del serbo si è evidenziata proprio in questa circostanza. Riusciva a tirar fuori vincenti anche sul servizio di Nadal, togliendo prezioso tempo alla preparazione del colpo dello spagnolo. Così la striscia vincente dell’uomo Tacchini, ancora imbattuto nel 2011, continua. Dalla finale di ieri a Madrid gli avversari potrebbero trarre la lezione che a Nole è meglio giocare sul dritto, ma sembra una soluzione semplice solo per chi la scrive.

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