L’uccisione di Osama Bin Laden lascia ancora strascichi, in molti si rivelano garantisti. Avrebbero voluto un processo a tutti gli effetti che sarebbe stato sicuramente di difficile gestione. Non si sarebbe trattato sicuramente di un processo breve, talmente poco breve che avrebbe sicuramente influito sulla lunghezza media dei processi. Nonostante questo e la possibilità, sicuramente presa in considerazione, che le udienze si potessero trasformare in uno strumento di propaganda per il terrorista l’operazione degli USA avrebbe previsto la possibilità (almeno sulla carta) di prendere prigioniero Bin Laden. Si trattava di una eventualità remota che non si è verificata. D’altronde i Navy Seals (reparto che nel suo nome è stato voluto dall’intuizione di John Fitzgerlad Kennedy che la guerra sarebbe cambiata nel futuro) hanno a disposizione meno di una manciata di secondi per decidere al buio, dopo uno scontro a fuoco, se premere un grilletto in ritardo possa essere fatale per loro stessi e pregiudicare l’esito della missione, che aveva come proprio obiettivo la cattura di Osama, vivo o morto.

La figura del leader.

Il giorno dell’attentato alle torri gemelle fu subito chiaro a tutti che l’occidente si trovava difronte a una nuova tipologia di guerra dove i concetti di guerriglia, terrorismo e azione indipendente individuale o di piccoli gruppi si mescolavano per formare una nuova forma di guerra e di pericolo. A questo dall’ 11 settembre 2001 si aggiungeva la possibilità di essere uniti sotto un simbolo comune, tragico e efferato ma famosissimo. Il nome di coloro che avevano organizzato e portato a compimento l’attentato con il più alto numero di vittime della storia e una grande spettacolarità scenica e mediatica. Al Qaeda era il nome di questa organizzazione e Osama Bin Laden il suo leader di riferimento. Da quel giorno per i terroristi sparsi nel mondo, per i cani sciolti dell’estremismo e del fondamentalismo religioso è stato sufficiente rivendicare le proprie azioni con quel nome per ottenere immediatamente risalto su mezzi di comunicazione e forse di riflesso qualche finanziamento da parte di coloro che appoggiano certe cause ma non vogliono mai figurare.

Le forme di guerra destrutturate, che sono sempre esistite (Vietnam,  e terrorismo in generale) avevano trovato una loro struttura. Ma non si trattava di una forma gerarchizzata classica: l’autonomia e la flessibilità di azione rimaneva per tutti, con il vantaggio comunicativo di poter apparire come un’unica forza, un unico esercito che non aveva confini nazionali. L’esercito senza nazione di Al Qaeda. I terroristi senza confini avevano un riferimento: una sorta di franchising sanguinario del terrore il cui marchio poteva essere utilizzato da chiunque, anche dai giornalisti spesso. L’organizzazione vera e propria che aveva la base operativa in Afghanistan era composta da poche centinaia di persone ma il nome, il marchio, dall’undici settembre ha sempre aleggiato sopra a ogni attentato, rapimento o azione sanguinaria che avesse un riferimento con l’estremismo religioso islamico. Se scoppiava un petardo era sicuramente un petardo di Al Qaeda, infatti il meccanismo della notorietà del nome garantiva un minimo di copie vendute ai quotidiani e una buona audience. Una garanzia per tutti, compreso il circo mediatico che ruota intorno alle tragedie.

I nemici delle società secolarizzate occidentali usavano una forma di marketing tipicamente capitalistico: la garanzia del marchio conosciuto. Coca Cola, Whirpool, Mc Donald. Ma la notorietà ha un prezzo perché si fissa a un riferimento semplice e facilmente identificabile, visibile, spesso rintracciabile: una persona associata a un nome, un leader, un capo. Così la forma fluida delle organizzazioni terroristiche se da un lato acquisiva notorietà dall’altro creava un obiettivo preciso e riconoscibile, e le strategie sopratutto quelle militari per essere efficaci hanno bisogno sempre di un obiettivo. Dal 2011 nessuno rimaneva nella penombra e non c’era l’incertezza sul mandante che richiedesse indagini e approfonditi accertamenti, perché Al Qaeda era responsabile, e il suo capo era Bin Laden, il quale non era timido nel rivendicare la paternità. Si era innescato un meccanismo per cui a tutti conveniva affermare che Al Qaeda tesseva le fila di tutto il terrorismo: gli agenti materiali, Osama, i media erano uniti nell’identificazione dell’atto con un nome. Al Qaeda chi altri?

Ora che Bin Laden è stato ucciso Al Qaeda è morta con lui. E’ deceduta nell’immaginario, nella percezione stessa di organizzazione strutturata che strutturata non era. I collegamenti nitidi si dissolveranno in una nebbia in cui le responsabilità e le connivenze economiche andranno ricercate di volta in volta e in modo puntuale, perché il terrorismo di matrice islamica, come si scriveva qualche decade fa, rimarrà.

Sarà più difficile però chiamarsi Al Qaeda per essere Al Qaeda. Non è un vantaggio da poco anche se potrebbe sembrarlo perché scompare il riferimento; il simbolo si è dimostrato vulnerabile, e la retorica che richiama adepti si nutre di simboli  e di quella notorietà mediatica che esalta tutto ciò di cui parla e scrive e di cui si nutre in modo indipendente da ogni attribuzione etica.

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