L'attrattore di Lorenz

Non è la prima volta che da questo blog si discute a distanza con il professor Eco. Era già successo alcuni anni fa e l’argomento era enciclopedico non solo per il tema trattato, in relazione alla rete internet. Fu definito un problema di categorie interpretative e credo che quello di oggi sia molto simile nella sua essenza. Il fatto è questo: Stephen Hawking e Leonard Mlodinow escono per i tipi di Mondadori con un nuovo libro (“Il grande disegno”, il titolo in italiano è discutibile), il sottotitolo invece recita che “la filosofia è morta e solo la fisica spiega l’universo”. Questo passaggio di copertina ha comprensibilmente suscitato una reazione nel professor Eco il quale ha ritenuto necessario scrivere sull’Espresso un articolo in difesa dell’arte del filosofare.

Non avendo gli strumenti editoriali dei sopracitati autori sono costretto a replicare dal basso di questo blog nella speranza che una forza di gravità mi trascini verso l’alto. Ma non ci scommetterei un penny.

Il professor Eco argomenta come al solito bene ma, e arrivo subito al nocciolo, rimane a mio avviso ancorato all’antica tradizione metafisica dei filosofi italiani, che li ha lasciati ai margini del pensiero e della sua evoluzione internazionale e scientifica. Così, alle domande certamente complesse afferma che i due autori rispondono in maniera filosofica e in questo modo lascia intendere metafisica, proprio perché la spiegazione per lui non è fisica. Ritengo invece che l’intento dei due autori fosse proprio quello di affermare che le spiegazioni razionali a domande cruciali oggi nel 2011 possono essere solamente quelle date dal pensiero scientifico. Dal metodo della scienza.

“L’opera si apre proprio con l’affermazione perentoria che la filosofia ormai non ha più nulla da dire e solo la fisica può spiegarci (1) come possiamo comprendere il mondo in cui ci troviamo, (2) quale sia la natura della realtà, (3) se l’universo abbia bisogno di un creatore, (4) perché c’è qualcosa invece che nulla, (5) perché esistiamo e (6) perché esiste questo particolare insieme di leggi e non qualche altro. Come si vede sono tipiche domande filosofiche […]”

Indubbiamente si tratta di domande filosofiche se per filosofia intendiamo la curiosità della conoscenza, il desiderio di sapere, la bramosia umana di spiegazione. Ma dove Eco lascia dei dubbi a chi legge è quando scrive delle risposte che definisce anch’esse filosofiche nel senso più metafisico della concezione della filosofia.

“Ve lo ricorderete dalla filosofia studiata a scuola: noi conosciamo per adeguazione della mente alla cosa? C’è qualcosa fuori di noi (Woody Allen aggiungeva: “E se sì, perché fanno tutto quel chiasso?”)”.

Ce lo ricordiamo, ce lo ricordiamo professore. Ma questo non significa che la conoscenza sia soggetta al modello di interpretazione della realtà e quando i due autori scrivono di un realismo dipendente dai modelli credo proprio che non intendano il relativismo assoluto a cui certi ragionamenti metafisici conducono inevitabilmente. Ma semplicemente che ogni interfaccia con la realtà può avere distorsioni, superficialità o capacità migliori di analisi. Gli occhi, l’ecolocazione, la matematica, la fisica, l’astronomia, la biologia, la psicologia sono tutti strumenti che permettono di comprendere la realtà e se usati in sincronia di eliminare la distorsione observed-dependent che ognuna di esse può avere. Potrei anche avere sbagliato interpretazione e qualora gli autori volessero affermare la superiorità assoluta della fisica allora credo che avrebbe ragione lei a sostenere che la loro è una risposta filosofica e della peggiore filosofia aggiungerei: quella che chiama in causa la metafisica per giustificare la fisica come unico metodo di comprensione del reale. Sappiamo che non è così, lo sappiamo tutti. Forse la fisica può essere la materia che ci porterà la chiarificazione del big-bang e dell’organizzazione della materia secondo determinate leggi. Ma non credo (forse sbagliando) che Hawking e Mlodinow siano così ingenui. E mi sembra che lo affermino:

“differenti teorie possono descrivere in modo soddisfacente lo stesso fenomeno mediante strutture concettuali disparate”.

Ciò che rimane della descrizione effettuata con metodi diversi, ciò su cui concordano strumenti interpretativi diversi è la realtà fisica, matematica, e concreta in cui viviamo.

Ma se dalla frase:

“tutto quello che possiamo percepire, conoscere e dire della realtà dipende dalla interazione tra i nostri modelli e quel qualcosa che sta al di fuori ma che conosciamo solo grazie alla forma dei nostri organi percettivi e del nostro cervello”

passa anche implicitamente che ognuno può formarsi la sua realtà a proprio piacimento seguendo la propria interpretazione del mondo si sfocia nel pensiero metafisico che è la strada maestra del pensiero religioso, della divisione, dell’incoerenza, dell’assoluto a cui si può solo credere, perché non c’è alcuno strumento che possa chiarire al di là di ogni dubbio cosa è la realtà e perché sia così. Un cortocircuito logico, professore, dove si può giustificare tutto perché in fondo niente è giustificabile. L’assolutismo dell’observed-dependent. Si finisce per insegnare la controversia e nella controversia ognuno cercherà di affermare la propria spiegazione ontologica del reale.

La filosofia è morta. Vive solamente nella scienza, che è la sua evoluzione.

E’ morta tutta la sua branca metafisica e se non è morta è arrivato il momento di ucciderla. E’ anche arrivato il momento di sbarazzarsi di tutti gli aspetti ontologici che propongono dissertazioni sull’essere vaghe e spesso inconcludenti. Certamente va studiata, ma come si studia Lamark.

La scienza invece appare l’opposto di una concezione metafisica proprio partendo dalla base delle caratteristiche che la contraddistinguono. Una di queste caratteristiche fondamentali è proprio quella di ricercare la verità dei fatti e degli accadimenti (realtà) prescindendo dagli strumenti linguistici, strumentali e interpretativi della realtà stessa, compresa la nostra mente e i nostri sensi. Due ingegneri concordano perfettamente su cosa accade nel momento della fissione nucleare anche se uno è giapponese e l’altro parla russo e scrive in cirillico, quindi anche se possiedono due strumenti interpretativi differenti non solo nella sintassi ma addirittura nell’alfabeto. La scienza cerca di togliere il rumore dei diversi strumenti con cui analizziamo la realtà perché possono essere causa di errori e false visioni. Illusioni appunto, per nulla reali. Uno di questi rumori è appunto il pensiero metafisico e ontologico.
In natura un pipistrello che “vede” con l’ecolocazione realizza la presenza di oggetti che esistono anche per chi vede attraverso un occhio “fotografico”: i muri sono gli stessi, stessi ostacoli, stessi insetti. Il modo diverso (il programma) con cui si osserva il mondo non fa vedere due mondi diversi. Ci possono essere sistemi più o meno efficaci di visione, è vero. Un occhio in grado di vedere solo ombre o chiari scuri è poco efficace ma già concorda sulla presenza di luci e ombre. Nessuna domanda filosofica, se potesse essere formulata, su cosa è reale o cosa è una preda farà cambiare a un pipistrello vampiro la localizzazione di quest’ultima.

D’altronde abbiamo spiegato già molte cose.

Non regge nemmeno il discorso, sentito sin troppe volte, che afferma che una teoria scientifica siccome potrebbe essere confutata allora lo sarà sicuramente. E’ una bazzecola logica. Tutti i giorni che, quando ci alziamo, accendiamo la luce di camera effettuiamo un tentativo di confutazione popperiano dei principi fisici che sono alla base della corrente elettrica e non vengono confutati. L’ipotesi aperta della confutazione è solo un gioco speculativo che si ostina a non guardare l’abbassarsi delle probabilità di confutazione aggrappandosi al concetto di infinito. La realtà è che non c’è ragione di dubitarne ormai, così come non c’è ragione di dubitare della teoria sull’origine delle specie di Charles Darwin, o del fatto che la terra non sia piatta.

Dal primo replicatore la vita è spiegata. La fisica ci parla del comportamento dei corpi, la rivoluzione intorno al sole, la forza di gravità, sino al comportamento delle particelle. Galassie e stelle sono molto più comprensibili, oggi, grazie all’astronomia. La biologia e lo studio del DNA hanno portato luce sul funzionamento, nascita e riproduzione degli organismi complessi. La matematica e la teoria dei giochi chiarificano le dinamiche dei gruppi e con le ESS (evlotionary, stable, strategy) la mente degli uomini può comprendere equilibri complessi, compresa l’eterna lotta tra il bene e il male. Esiste anche una possibile risposta a che cos’è la vita: nicchia di auto-organizzazione resistente all’entropia. C’è naturalmente ancora molto da indagare, ma non c’è più la necessità di aggrapparsi a pensieri metafisici. In questo senso la filosofia è morta, hanno ragione Stephen Hawking e Leonard Mlodinow.

Persino al dilemma di William Molyneux, in questi giorni, gli esperimenti hanno dato una soluzione probabilistica, empirica e intellegibile sulla base del funzionamento neurologico della mente umana e aprendo nuovi orizzonti di ricerca. Molti filosofi si erano interrogati sulla questione a partire da John Locke (quanti treni ha perso il pensiero italiano spesso schivo dell’empirismo e del pensiero critico).

Così, in conclusione, se Richard Dawkins vuole uccidere il pensiero religioso inteso anche come frutto e deviazione della speculazione metafisica e ontologica che si dirama nella teologia, a sua volta intesa come interpretazione dell’essere supremo, personalmente ci terrei a seppellirlo.

L’articolo del professor Umberto Eco sull’Espresso. Qui.

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