A Fukushima i problemi sembrano aumentare e con loro aumentano i dubbi sui fatti taciuti, le frasi che cercano di sminuire, a volte le menzogne palesi. Non so se dipende da una predisposizione naturale dell’animo umano a ridurre, ma è certo che la presa di coscienza segue la realtà a volte trainata a forza da quest’ultima. I primi che seguono questo comportamento, spiace dirlo, sono i tecnici alcuni dei quali confidano troppo nelle “magnifiche sorti progressive delle umane genti”. Ci si dimentica spesso che nel corso dei secoli che l’umanità nel suo insieme non raramente è anche regredita, se volgiamo dare un senso etico alle parole. Dalla vita sulla terra alcuni mammiferi sono tornati in mare, indietro da dove erano venuti. Arti e funzioni possono atrofizzarsi e sparire se costano troppo in termini di energia in relazione ai vantaggi per la sopravvivenza.

Si può rimanere a parlare quanto si vuole delle centrali di terza generazione, della loro sicurezza e sicure lo sono perché molte in Giappone hanno resistito, ma i conti non posso essere eseguiti con le parole, le frasi servono per capirci sui concetti e non viceversa (qualcuno potrebbe non essere d’accordo e non perderò tempo a convincerlo).

Le centrali sono relativamente sicure, producono energia elettrica, la cui stragrande maggioranza serve alle fabbriche per produrre beni di consumo. L’altra parte va nelle case anche per accendere lampadine da 40W prodotte con la stessa energia elettrica. Le centrali servono per continuare il percorso delle “magnifiche sorti progressive”. Niente da eccepire, però in caso di guasto bisognerebbe mettere in conto i danni eventuali e confrontarli con i vantaggi che si erano avuti fino a un attimo prima dell’incidente. Intere città evacuate, negozi chiusi, attività e fabbriche abbandonati. Frutta e verdura immangiabili per anni. Perché spesso dietro un sostantivo, un verbo, o la costruzione di una sintassi si nasconde un concetto che descrive un fenomeno fisico. Chiamiamola pure reazione a catena.

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