Articolo pubblicato su Pianeta Tennis.

Le giornate di aprile ricordano i tempi ormai andati. È il tepore della primavera che richiama alla mente le giornate trascorse sui campi in terra rossa di molti anni fa. È stato l’articolo su Repubblica on-line di stamani a firma di Gianni Clerici a riportare in superficie le giornate scintillanti di inizio aprile a Montecarlo. Anni 80. La lettura dello scriba, con la sua prosa ondulata e morbida, è sempre piacevole e le sue emozioni del passato si mischiano con quelle diverse da chi non ha mai frequentato i luoghi descritti. Scrive di Richard Gasquet e forse del suo ritrovato tennis che molto probabilmente non ha mai perso. Promessa del tennis francese dal gesto di rovescio ineccepibile Richard non ha mantenuto un corretto equilibrio tra le aspettative che gli erano state rovesciate addosso e le vittorie che avrebbe dovuto riportare su un campo da tennis.

Clerici nutre una speranza, forse. La speranza di poterlo vedere più forte di prima: più costante, determinato, abile oltre l’abilità. In fondo non ci crede nemmeno lui perché è passato molto tempo dal 2002 quando il francese iniziò a farsi notare su un rettangolo che delimita un campo da gioco il cui nome è tennis. Oggi lo allena un italiano ma molto probabilmente è tardi per aprire l’ipotetica carriera di eccellenza che Gasquet suo malgrado non è mai riuscito a raggiungere. Ma la colpa non è del francese così come non si può imputare nulla alla sua tecnica tennistica. I motivi veri del suo successo, che forse troppi amano definire insuccesso, è nella sua natura fisica la quale lo ha costretto (una necessità) a una tecnica ineccepibile senza la quale non sarebbe nemmeno arrivato dove è ora. La grande distanza tra una tecnica ineguagliabile e un risultato non conforme hanno portato Richard alcuni anni fa a mollare la presa per scivolare in una storia poco chiara di droga e cocaina. Siamo ormai nel 2011 e in questi anni la comprensione del fenomeno Gasquet è passata per piccolezze, dettagli, che non è facile notare. Perché Gasquet è Gasquet? Perché sei tu Romeo? Sembra di parafrasare Shakespeare ma è il poeta W. B. Yeats che forse ci consegna la spiegazione migliore. “Non si può pensare ciò cui troppo a lungo si è pensato”. La speranza muore di speranza e il merito di merito.
Questa è la spiegazione più razionale. Il mondo così com’è strutturato non tiene in considerazione necessariamente le abilità, le proprie capacità, il proprio sforzo, almeno non sempre e comunque non nella misura in cui si dà al merito una forza assoluta unica responsabile del successo. Esiste spesso una realtà che nessuno sforzo di merito e di impegno riesce a dirompere. È proprio questa stessa realtà che ha imposto una tecnica cristallina a Richard ma allo stesso tempo segnava il limite di sviluppo del tennista Gasquet. La sua struttura minuta: le spalle leggermente più piccole degli altri tennisti, gli arti più sottili, un peso complessivo minore sono stati la leva che ha permesso il nascere del tennista esteticamente bello a vedersi, il migliore, ma al tempo stesso mentre tutto questo apriva la porta dell’apprendimento chiudeva la porta dei risultati attesi e delle molte speranze che spesso sono dimentiche della realtà.
Siamo ormai nel 2011 Richard Gasquet è del 1986 e con i suoi 24 anni è da considerare ancora un giovane atleta. Può ancora fare molto, oltre al tanto che ha già fatto e che ha già dato il tennis, e anche qui il poeta ci spiega che potrebbe esserci un’altra delusione solo se si guarda la speranza e il merito con gli occhi dell’irrazionalità.
“Le spirali! Le spirali! Vecchio Volto di Pietra guarda:
Non si posso più pensare le cose cui troppo a lungo si è pensato.
Che la bellezza muore di bellezza e il merito di merito,
E le antiche fattezze si cancellano.
Irrazionali correnti di sangue macchiano la terra;[..]”

Le Spirali W.B.Yeats.

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