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Mentre Federer cede il passo ormai in modo costante Nole sembra aver trovato quella fiducia che gli era mancata nei due anni passati, almeno con la costanza che sembra avere in questo ormai prolungato inizio di stagione. In finale a Indian Wells subisce Nadal nel primo set ma poi riesce a chiudere il secondo dopo essere riuscito a strappare il servizio nell’ottavo game. Ma sarà il nono game sul 5-3 per il serbo che sarà lungo, estenuante e sul filo della tensione nervosa. Djokovic lo chiude al sesto set point dopo aver commesso addirittura un doppio fallo da sinistra su una palla con cui poteva chiudere il parziale e portarsi in parità con il numero delle partite. Vola poi subito sul due a zero nel terzo set quando sembra essere proprio lo spagnolo quello che ha subito le peggiori conseguenze dei serrati scambi degli ultimi game della seconda partita. Il servizio non lo aiuta e la prima palla continua a fare difetto. Subisce il break in apertura e Nole tiene il suo servizio. C’è poi il quarto break consecutivo che porta il serbo sul 3 a 0 pesante con lo spagnolo che continua a essere falloso anche se, per la verità, di pochi centimetri. Sembra che gli argini si siano rotti e che Novak possa dilagare velocemente verso il termine del match e la conferma arriva nel quarto gioco quando Nole si porta sul 40-15 dopo un rovescio incrociatissimo e una palla corta su cui Nadal non arriva. Con un successivo ace chiude il game del 4 a 0. La piena straripa nel deserto californiano. Ormai Rafa sembra non opporre più nessun tipo di resistenza e con il servizio dello spagnolo che non è una diga Djokovic arriva d’infilata a servire sul 5-3. Tre prime consecutive gli consegnano tre match point e chiude la partita alla prima occasione in spinta di rovescio sul dritto di Nadal, scelta tattica di chi si sente evidentemente molto sicuro dei propri mezzi.

Indian Wells ci consegna una situazione, in prossimità della stagione sul rosso, in cui Nadal non appare completamente ripreso, Djokovic si libra sopra a tutti, Federer si limita a galleggiare, Murray è scomparso al primo turno, e Del Potro sembra essere in grado di fare solo capolino. Soderling e Berdych appaiono ancora un passo indietro: in grado di exploit ormai non inaspettati ma mai troppo costanti almeno non fino alla fine di una seconda settimana di un slam. Ora c’è Miami, dove, data la vicinanza di date forse qualcosa sarà diverso nelle gerarchia, poi inizia la stagione sul rosso. Vedremo se il cambio di superficie, di continente e di temperature modificheranno qualcosa, e se le preparazioni atletiche diverse si intrecceranno in cambi di fronte, tenendo anche conto che gli specialisti della terra battuta sono ormai ai nastri di partenza. Rimane che inondare il deserto non è impresa da poco.

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