Era almeno un anno che non accendevo la televisione per seguire una trasmissione che non fosse una partita di tennis o un gran premio. Il ritorno non mi ha incoraggiato. I dibattiti sul nucleare che si tengono in questi giorni sono un insieme di banalità e frasi fatte, se si esclude qualche eccezione sembra esistere solo l’estremismo dei concetti: sicuro e insicuro. L’aspetto più scoraggiante è però la retorica del va tutto bene: una melliflua miscela di qualunquismo, approssimazione, e forse menefreghismo. Gli spin doctor della sicurezza cercano di vendere il paradiso e preparano l’inferno. La volontà popolare è sempre tirata per la giacchetta: quando serve per non dimettersi è sacra, quando va contro gli interessi economici è il frutto di errori e della disinformazione. Nel 1987 fu votato un referendum che secondo certi personaggi oscuri non ha valore, non più almeno. Gli stessi personaggi però evitano le urne delle politiche aspettando tempi migliori.

Comunque se qualche centrale dovesse anche essere indispensabile per soddisfare il fabbisogno energetico è altrettanto chiaro che il rischio di incidenti diminuisce con il diminuire del loro numero.

Manca però, in questo paese, una politica integrata dell’energia che riesca  incrementare la produzione delle rinnovabili, politica che non può prescindere dalla presenza di vincoli e incentivi nei confronti dell’edilizia. Ma chi glielo spiega a coloro che hanno rinunciato a vincere il Nobel per entrare in politica o a quelli che fino a qualche hanno ideavano colpo grosso?

Confesso che non ho resistito il dito è scivolato sul telecomando. Tasto off. Si risparmia anche energia e tanta ne serve proprio per produrre certe trasmissioni radioattive.

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