Non esistono soluzioni assolute

Lo spirito critico è tutto e senza il paese rischia di navigare in acque indistinte. I pezzi di Libero e il Fatto Quotidiano sulle presunte speculazioni sul nucleare dicono che tutti speculano in un senso o nell’altro. Il mero contrapporsi di posizioni lascia interdetti.

Ora il non costruire centrali non muove indotti centralizzati come costruirle, ma l’aspetto più evidente è che mentre i danni di una diga che crolla, di uno tsunami, o di un terremoto, non possono essere nascosti e sono sotto gli occhi di tutti quelli di una fuga radioattiva si possono camuffare meglio. Poi le notizie vengono fuori lentamente quando non si può più fare a meno e ora sembra che le centrali a rischio siano tre. Abbiamo perso il senso della semplicità in nome della ricorsa e della produzione continua. Perché usare l’energia per produrre oggetti che non usiamo? Perché scindere un atomo per creare il superfluo? Così forse il dibattito diviene anche un po’ più etico e meno speculativo.

Alla fine inoltre è meglio un’economia diffusa dove il flusso economico si riversa su più imprese di dimensioni minori piuttosto che sulle solite sproporzionate imprese che si muovono come elefanti nella cristalleria di un pianeta che inizia a sentire i colpi.

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