L'attrattore di Lorenz

Anche senza entrare nello specifico degli aspetti tecnici più difficili e più articolati si può fare una buona divulgazione. Lasciando quindi da parte ciò che riguarda le equazioni non lineari e le proprie specificità nonché evitando di addentrarsi in meandri che potrebbero risultare ostici oltre che noiosi, la matematica nei suoi aspetti più semplici ci fornisce le indicazioni per capire come minime differenze possano innescare macroscopici cambiamenti. Permette anche di capire quando una stessa differenza può essere essenziale o superflua. E’ una questione di sistemi di riferimento che traslati nello sport diventano le attività da svolgere. Le parole servono per esprime concetti e comprendere. Un sistema di riferimento è la corsa di mezzo fondo. Un’attività di corsa prolungata nel tempo in cui alcune caratteristiche sono essenziali mentre altre possono essere considerate superflue o cospicuamente meno importanti. I cento metri piani sono invece diversi nella loro specificità e le caratteristiche che influiscono sulla prestazione sono necessariamente diverse da quelle che possono permettere di eccellere in una competizione di mezzo fondo. La domanda che ha le maggiori potenzialità di spiegazione è la seguente: “Sono necessarie evidenti differenze per essere più o meno adatti a uno dei due sistemi di riferimento?”

E’ necessario essere macroscopicamente diversi o superiori (in caso attribuzione di un valore positivo alla vittoria come nello sport) per raggiungere livelli di eccellenza preclusi alla maggioranza? Anche qui pochi semplici calcoli e le loro connessioni ci vengono in aiuto. Questo tipo di approccio è applicabile anche a tutti gli aspetti della vita di un uomo o di una donna.

Un corridore di fondo o mezzo fondo può trarre vantaggi straordinari da 100 millilitri di capacità polmonare in più (è possibile ipotizzare anche differenze minori), perché il valore cento cresce, sfrutta il tempo, si moltiplica, si somma, crea connessioni con altre variabili che ne accrescono l’influenza. La capacità in più è infatti riferita alla singola inspirazione ma dopo 100 inspirazioni il volume d’aria disponibile è già 10.000 millilitri. Dieci litri. Dopo 1000 inspirazioni è 100 litri e questa già inizia a essere un evidente differenza: un atleta ha la possibilità di inspirare 100 litri in più d’aria nell’arco di una gara che ha una durata determinata. Ma il processo non si ferma qui, perché un muscolo rilassato lavora meglio un atleta che ha la percezione delle proprie possibilità può gestire in più modi l’intera competizione: uno strappo quando serve, un allungo al terzo chilometro per distanziare avversari temibili in volata, il tutto nella piena consapevolezza di poter organizzare il proprio sforzo con tempi e modi diversi, secondo le necessità. La consapevolezza, acquisita in anni di allenamento, di una praticabilità di un certo tipo di sforzo apre scenari tattici preclusi ad altri, nei limiti di un equilibrio tra compito da svolgere e percezione delle proprie possibilità. Questa condizione permette di eliminare stati d’ansia dovuti a una sfida sentita come troppo elevata. Una casualità ricorsiva o circolare si evidenza proprio in queste situazioni, perché una muscolatura rilassata lavora meglio e ottimizza anche la quantità di ossigeno in più e il vantaggio iniziale aumenta in virtù del fatto che può essere sfruttato in modo più efficiente. Al contrario colui che abbia uno svantaggio rischia di essere soggetto a ansia dovuta ai dubbi sulla propria prestazione: muscolatura contratta, gesto nervoso e lo svantaggio seppur minimo aumenta seguendo un percorso simile nella struttura ma diverso in direzione. Due linee evolutive si aprono e seguono percorsi diversi partendo da una lieve differenza iniziale.

Il sistema di riferimento. Un vantaggio non lo è sempre.

La funzione da svolgere è fondamentale per stabilire cosa può rappresentare un vantaggio e cosa è da considerare superfluo o addirittura in alcuni casi controproducente. Uno stesso elemento può rivelarsi inutile o permettere la crescita, l’acquisizione di competenze e sicurezze in grado di scavare differenze insormontabili. L’ambiente è quindi fondamentale, infatti svolge un ruolo selettivo. In funzione aerobica 100 ml di capacità polmonare possono esser responsabili delle conseguenze descritte ma nei cento metri piani, che si corrono con sforzo anaerobico (quasi in apnea), il ragionamento speculativo elaborato non può essere sostenuto: 100 ml rimangono 100 ml. Servono altre caratteristiche per eccellere: una muscolatura a maggioranza di fibre muscolari bianche e non grigie. Le prime infatti sono a contrazione rapida e adatte a una sforzo anaerobico mentre le seconde sono consone a un lavoro di resistenza e non di esplosività e quindi permettono di sfruttare al meglio una capacità polmonare maggiore. L’atleta perfetto, in grado di primeggiare in ogni disciplina, è una chimera proprio in virtù dell’ eterogeneità delle discipline e della necessità di avere diverse caratteristiche fisiche per ognuna di esse, seppur di piccola entità. Nello sci alpino è sufficiente cambiare il raggio della curva (gigante, speciale, super g, discesa) per veder cambiare i nomi sul podio.

Possiamo allontanarci dalla corsa e andare, per soddisfare la nostra curiosità, a osservare cosa accade in altre discipline: il nuoto, il tennis, il calcio (per singolo ruolo). Cercare cosa riesce a fare la differenza è un’attività che non si risolve una volta per tutte. E’ dinamica, multidisciplinare, relativa in base alla funzione dello sport praticato ma al tempo stesso deve rimanere coerente alle leggi fisiche che regolano il movimento e la natura, compreso il gesto atletico. L’idrodinamica può essere fondamentale nel nuoto, i riflessi o il senso della posizione possono esserlo per un calciatore che segna di rapina, l’inerzia può essere fondamentale nel tennis. E non è necessaria una differenza macroscopica. Evidente, imponente, enorme è solo l’effetto finale: il record, una serie interminabile di vittorie, una fuga imprendibile sul colle d’Izoar, un grande slam. Effetti farfalla, ambienti di riferimento, vince il più adatto e difficilmente si è adatti a tutto.

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