Paperinik

Quella di Paperinik. Supereroi un po’ sfortunati, impacciati, ma almeno simpatici, simpatia che manca invece a un governo che cerca di avere un impatto non meno alla Nietzsche in politica estera e che al contrario sembra proprio essere un po’ sfortunato. Si parla di Mubarak e nipoti (la nipote per eccellenza a dire il vero) e il governo egiziano cade dopo venti giorni di piazze, contestazioni e scontri. Si chiude un accordo (per altro dispendiosissimo tra scuse e milioni di euro di risarcimenti) nel 2008 per evitare che sbarchino clandestini sulle coste italiane e la Libia esplode. Cinque miliardi di dollari in cinque anni avrebbero potuto trovare vie migliori per essere messi a frutto. Sono invece finiti nelle tasche di un dittatore che ha continuato non solo a costruire la sua fine seppur lenta ma che non ha nemmeno molto lavorato per diminuire il flusso di persone (affamate nel nord Africa in rivolta) verso l’Europa. Se c’è ora il timore, con anche la Libia in piena rivolta, che il flusso degli immigrati aumenti la speranza che senza la presenza di qualche dittatore cialtrone “di portata storica” (come li definirebbero Berlusconi e il ministro Frattini) molti decidano di rimanere nelle loro terra con un briciolo di speranza in più, invece che attraversare il mediterraneo in fuga, è un’ipotesi non del tutto peregrina.

E’ la politica estera di chi sogna Paperinik e si sveglia Paperino: un po’ impacciati nelle dichiarazioni, poco lungimiranti, sfigati e nemmeno troppo simpatici, anzi per nulla. Così se gli immigrati non rischiano di aumentare il petrolio rischia sicuramente di salire di prezzo. E’ l’accordi di Bengasi: “io do una cosa a te e te non dai niente a me. L’importante è andare sui telegiornali a sembrare giustizieri mascherati”. Un limbo adolescenziale. Evviva Zorro!

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