Cammino di fretta supero un paio di incroci con qualche ragazzo che aspetta il pullman. Sono in una città universitaria. Il romanzo è uscito da più di un mese: qualche recensione sul web e sulla stampa locale. Un’ intervista a TV9 (una tv locale, la trovate su youtube) e poi il numero di marzo di Tennis Magazine esce con otto pagine di estratto. E’ una soddisfazione per me, non lo nego. Sulla rivista ci sono firme conosciute che scrivono sulla Stampa, sul Corriere della Sera, L’Unità, parlano a Eurosport, pubblicano per Mondadori e Sperling e Kupfler.

Accelero il passo supero due ragazzi che immagino stiano ripassando un capitolo di un testo, mi fermo alla prima edicola che trovo.

“Tennis Magazine.”

L’uomo ci pensa pochissimo. “Sì è uscito in questi giorni”. Esce e apre una vetrata con all’interno una serie di riveste e afferra il braccio di Nadal in copertina. Pago cinque euro e esco. Continuo a camminare mentre sfoglio la rivista con il rischio di speronare qualcuno che cammina verso di me, in direzione opposta. Vedo l’attrattore sulla pagina di sinistra. “Cappero”, penso.

Sono quasi a destinazione. Decido di acquistarmi, l’estratto mi intriga hanno fatto un ottimo lavoro meglio di ciò che avevo suggerito. Finisce con “quest’uomo è una grana”. Bravi. Ho l’occhio assuefatto a questo romanzo ormai. Davanti a me c’è la più grande libreria Feltrinelli della città dove anni prima ho acquistato decine di libri, quando ero all’università. La scritta bianca è evidenziata dal rosso intorno. Entro deciso e neanche guardo gli scaffali, punto la commessa.

“Cercavo La mano di Rod. Il tennis e le scienze del caos.”

“Come scusi”, il volto si volge verso di me. Ripeto la frase.

“L’editore?”

“Laurum.” La commessa digita sulla tastiera.

“Sì esiste, è del 2010. Ma noi non ce l’abbiamo. Non risulta nemmeno in nessuno dei nostri 100 punti vendita.” Dice tutto d’un fiato. La frase lascia intendere che se non ce l’hanno loro è come se non esistesse. Ma io insito. Lo so che esiste, sono sicuro, l’ho scritto io.

“Non si può ordinare?” La domanda è agghiacciante, credo, perché la reazione è di chi vuol esporre la prova, la pistola fumante dell’inesistenza concreta del romanzo. C’è solo una scritta su un monitor.

“Se potessi volentieri”, risponde “ma vede non c’è nemmeno un riferimento telefonico da chiamare.” Gira il monitor del computer verso di me e mi fa vedere la verità che mi fulmina come San Tommaso. Il mio romanzo non esiste, non esiste l’editore, tanto meno il distributore. Nessun recapito, nessun numero di telefono, nessuno a cui rivolgersi. Forse se la signora sapesse che sono l’autore e ne ho tre copie in macchina ci ripenserebbe, ma non mi sembra il caso di sconvolgerla.

“Peccato”, dico. Era per un regalo di compleanno. “Mio nipote compie gli anni domani”. Non ho nessun nipote in realtà ma cerco di commuoverla.

“Ma qui noi siamo pieni di libri. Può prendere un Tabucchi. L’ultimo è molto bello: Viaggi e altri viaggi. Se vuole una cosa più leggera, guardi, siamo pieni di Faletti. Altrimenti c’è il Cimitero di Praga”

Declino la gentile offerta. “No guardi, la ringrazio, mio nipote è appassionato di tennis. E poi di cimiteri ce ne sono anche troppi”

“Peccato, ma non posso farci niente. Non saprei a chi rivolgermi per trovare quel libro.”

“Capisco, se lo sostiene Pereira…” Esco dalla libreria sperando di non essere stato riconosciuto.

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