Saranno stati quei gamboni (e ginocchioni da cui non si dimagrisce) che lo scozzese sollevava per far ricadere pesantemente a ogni passo quando il serbo lo spostava sulla diagonale di dritto, oppure saranno state le persistenti scelte sbagliate (almeno una  è l’attacco sul rovescio da sinistra al trentasettesimo colpo con tutto il lungolinea da andare a coprire), sarà stata l’ottima forma fisica con cui Novak si è presentato alla finale ma finalmente il serbo si è tolto la nomea di giocatore da un solo slam. Etichetta con cui  John McEnroe si è divertito a schernire qualche avversario in tempi ormai passati. Rimane invece attaccata allo scozzese la maledizione della sconfitta in una finale dello slam. A perderne tre come lui c’era riuscito Andrè Agassi, come gli è stato ricordato, ma anche Ivan Lendl uscì sconfitto da un paio finali prima di annichilire in una domenica di luglio a Parigi le aspettative di McEnroe al quinto set. Se lo scozzese iniziasse a vincere allora sì che diventerebbe antipatico. L’unica differenze per il momento è che Lendl qualche set lo vinceva e credo anche Agassi.

Vengono così archiviati, con una finale, non appassionante, ma ne avevamo viste altre molto peggio (le mattanze di Federer esigevano il rimborso del biglietto), gli Australian Open 2011. La pennetta vince il doppio femminile in coppia con Gisela Dulko e quello maschile finisce nella saccocce dei fratelli Bryan, uno mancino e l’altro destro. Al 2012.

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