Bambini sportivi

La triste realtà è proprio questa. I microcampioni in fasce nella maggior parte dei casi si rivelano dei fallimenti. Quando si sente che alcuni campioni sono stati avviati da piccolissimi allo sport dove poi hanno finito per eccellere dobbiamo essere consapevoli che si tratta della punta dell’iceberg. Ed è un a punta molto stretta, molto sottile. La maggior parte di coloro che invece sono stati avviati allo sport da piccolissimi, con investimenti economici ed emotivi della famiglia, anche sostanziosi, si rivelano dei flop. Ma non per demerito dei ragazzi, non a causa di una loro incapacità, o mancanza di volontà come le moderne teorie sulla concentrazione (tennis) inducono a pensare.  Semplicemente perché ognuno è portato, a causa anche di piccole differenze strutturali, per determinate attività e non altre. Intuire le predisposizioni non è possibile in giovane età  perché lo sviluppo avviene successivamente e nemmeno una mappatura completa del DNA consente di sapere con precisione quali saranno le caratteristiche fisiche nel futuro, forse un giorno ci arriveremo. Comunque il comportamento più semplice è quello di seguire le inclinazioni personali dei ragazzi senza imporgli niente.

Viviamo purtroppo in una società che esaspera il mito sportivo e ne fa un obiettivo ideale da raggiungere a ogni costo, senza compromessi anche sacrificando la vita delle persone, impedendone la libertà di scelta sin da subito, da giovanissimi. E poi se successivamente non riescono il senso di colpa da appiccicare addosso è sempre a disposizione: poca volontà, problemi metafisici di testa. Così oltre che dispiaciuti si sentiranno anche inferiori, minori, incapaci per non essere riusciti a raggiungere il mito che gli era stato imposto come l’insieme di tutte le bellezze e qualità. Tutta quella serie di banalità con cui alcuni giornalisti sportivi assuefatti allo status quo imperante dell’esaltazione del super campione ama imbrattare la carta dei quotidiani e delle riviste. Concentrandosi si superano gli esami all’università non si tirano dritti in top spin o servizi a 200 chilometri orari. Servono altre cose per questo. La concentrazione può fare la differenza fra atleti dello stesso livello, ma è la struttura fisica che separa la prestazione ordinaria dall’eccellenza, in qualsiasi sport, anche nel tennis.

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