Sarà che in Italia probabilmente non è mai esistito nella forma più cruda di verità che si può riscontrare in altri paesi ma questo non impedisce di pensare che se certe notizie fossero uscite sui giornali tradizionali (oggi forse troppo assuefatti e morbidi con gli editori e gli intrecci di potere e parole) molto probabilmente i toni sarebbero stati diversi. Il fastidio e il pungolo maggiore è forse quello di essersi fatti scappare definitivamente un lato difficile, scomodo del proprio lavoro, ma in grado di attrarre pubblico e creare massa critica di lettori. In questo paese il Watergate sarebbe probabilmente stato derubricato a chiacchiera da bar, a pettegolezzo da funzionari di terza o quarta categoria, così come si cerca di soprassedere nei confronti dei severi giudizi politici e diplomatici espressi nelle comunicazioni dell’Ambasciata USA nei confronti del premier Silvio Berlusconi. Non si tratta naturalmente di un male assoluto, ci sono e ci sono stati ottimi giornali e giornalisti d’inchiesta anche in Italia e all’estero, ma la sufficienza, il disinteresse, la superficialità e il distacco saccente con cui la maggioranza dei media tratta Wikileaks più che odio sembra l’invidia di chi, ormai impedito a raggiungere l’uva, scrolla le spalle e dichiara che è acerba.

E’ un fenomeno di sostituzione al quale Internet ci ha abituato, non è casuale quindi che in giornate come queste in cui anche in Italia i media sono costretti a parlare di Wikileaks decidano di farlo con minime scaglie di entusiasmo e molta demonizzazione. (poco fa per esempio Enrico Mentana al TG de La7 ha ripetuto più volte l’espressione “il sito pirata Wikileaks”) Continua Via Mantellini.

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